In the flesh?



Sigma è un bambino di sette anni. I suoi occhi sono di un freddo grigio azzurro. Un ciuffo di capelli castano biondo gli cade sulla fronte pallida, nascondendo a volte lo sguardo timido. Quello sguardo freddo e timido, leggermente cerchiato da un paio di occhiaie violacee, dietro il quale si agitano molti pensieri.
La sua famiglia appartiene alla piccola borghesia: sua mamma é casalinga, suo papà un impiegato modello. Credono tutti in Dio, vanno a Messa la domenica. Insegnano a Sigma il giusto e lo sbagliato, il peccato a cui corrisponde la punizione, divina o terrena, e il comportamento retto, premiato in cielo o in terra.

Gli insegnano anche che - essendo ancora piccolo - deve stare al proprio posto, senza esprimere un parere, un desiderio, un'emozione, un capriccio.

Stai al tuo posto Sigma, non disturbare. Sii educato e fai il bravo bambino. Sii adeguato al posto e al luogo, in ogni momento.

Ma Sigma guarda il mondo con avida curiosità. Vede mille figure che gli si agitano incontro e non vede l’ora di smettere di essere solo spettatore di quel grande spettacolo.
Vuole correre verso il palcoscenico. Vuole crescere, vuole essere il protagonista dello show. Vuole vedere alzarsi il sipario della propria vita e restare inebetito e accecato dalle luci della ribalta.
Sente già - sotto la pelle, fin dentro la carne, come un morso costante - il caldo brivido dell’eccitazione: il pivello sogna già di agitarsi con quegli adulti, condividerne responsabilità, impegni. Di guardarli dritti negli occhi. E di gustare la libertà, succhiandola piano piano, come si fuma una sigaretta.
Il mondo gli sembra un inesplorato territorio da conquistare, da scoprire. Non può immaginare che la realtà che si evolve come un’onda di zucchero filato sotto i suoi occhi possa nascondere chissà quale pericolo, chissà quale delusione. La voglia di vivere, di vivere per davvero, da protagonista in totale libertà, gli brucia dentro, nella carne, appunto.

Ogni sera, nel buio della sua stanza, prima di addormentarsi, fantastica su quello che sarà il domani: i viaggi che farà da grande, la volta in cui riuscirà a dare un bacio a quella bambina che tanto gli piace; i compagni che incontrerà a scuola; le migliaia di cose che potrà imparare dai suoi maestri; quella bicicletta che ha visto in vetrina; tutta la vita vicino ai genitori in perenne armonia. La sua immaginazione prende forma in modo talmente vivido da indurre l'ebbrezza della realtà, una vertigine che gli stritola lo stomaco.
Le aspettative si ammassano, si stratificano, diventano quasi un muro che Sigma vuole scavalcare e buttarsi alle spalle, perché sente di non poter vivere di sole aspettative, di sola immaginazione.
Niente sembra nascondergli la luce del sole, tutto gli sembra incredibilmente, inevitabilmente chiaro.
In fondo, pensiamoci bene, che cos’è la vita per un bambino di sette anni? Luce abbagliante, prati verdi, un mondo magico pieno di mistero e miracoli, circondato da amici in un vagabondare ramingo e placido fino allo spegnersi del tramonto.
Quel bambino, il piccolo Sigma, sono io. Sono io a sette anni. Sette anni è l’età a cui vorrei tornare e fermarmi lì: cristallizzare la mia vita in quell’oceano di ovattata serenità, avvolto dall’amore della mamma, protetto dalla proiezione rassicurante che le mie certezze hanno costruito intorno a mio papà.
Non ci sono trappole in quel mio mondo, nessun inganno.
Eppure, quella realtà artefatta è una maschera. Anzi quella realtà é un fronteggiarsi di due maschere. L'età adulta indossa la mascherà della libertà dietro la quale si nascondono il disincanto, la responsabilità stritolante delle proprie scelte, la delusione delle aspettative.
Dietro la maschera tranquillizzante dell'infanzia, l’abbraccio della mamma può rivelarsi una stretta soffocante che arriva a stritolarti. Gli amici che ti circondano sono spettri e ombre fitte che si trasformano in un bosco cupo e scuro dentro il quale ti perderai. E i prati verdi, beh, se ci fai caso non sono altro che un arido deserto di ghiaccio che si irradia intorno a te in un reticolato di crepe.
E dietro la propria maschera Sigma cela un segreto, un segreto che è la sua inclinazione. Un’inevitabile perdita dell’innocenza mano a mano che la metamorfosi della vita diventa la sua metamorfosi.
Il suo sorriso timido, con il labbro inferiore stretto fra i denti, sembra dirci “e voi, che ne sapete?”
E in fondo è vero. Voi, che ne sapete? Per scoprirlo, occorrerà andare a guardare oltre la maschera.