giovedì 7 settembre 2017

METAFORICO-BOTANICA



Ancorato da solide radici alla terra di questo luogo, soffro la prigionia impostami dalla natura: vivere perennemente nello stesso posto, quando invece vorrei volare o almeno correre altrove, sempre altrove. 
Il movimento è la mia ossessione, e il passare del tempo, che vedo scorrere sull’ingiallire delle mie foglie e il rinsecchirsi dei miei rami scuri.
Per me, che dell’impazienza ho fatto un demone che mi divora dall’interno, come un tarlo fastidioso o un fungo paziente a minare le mie radici, l’attesa per lo schiudersi di una gemma o lo sbocciare del fiore è uno sforzo estenuante. Piccoli progressi, quando vorrei un salto, o l’ebbrezza di un’accelerazione.
E tuttavia non ho altra scelta che aspettare, in silenzio, che gli eventi si compiano in me e intorno, come il passaggio di una nuvola gonfia di acqua fresca, il soffiare del vento simile a una carezza amorevole fra le mie fronde, o un raggio di sole primaverile che mi risvegli dal torpore emotivo della morte invernale.
Ogni volta è una rinascita, e un nuovo vigore e nuove aspettative e nuove illusioni nascono in me come le foglie verdi che riempiono i miei rami a ogni primavera. Ma l’autunno arriva, dopo il fuoco ottundente della passione estiva, portando con sé l’oggettività della ragione e tutto imbrunisce.
A volte, uno strascico di edera si avvolge attorno a me, offrendomi un abbraccio che non scalda. A volte rondini, passeri e cornacchie si fermano fra le mie braccia per una compagnia alla quale non posso, né voglio, abituarmi perché so che presto o tardi tutti se ne andranno e io resterò solo, in mezzo a tanti altri come me.
Che, pensandoci, è un buffo dispetto della natura: ci chiamino bosco o foresta, siamo in tanti, vicini o allineati, mescolati e coi rami intrecciati.
Ma fondamentalmente soli.

4 commenti:

  1. Ma no che non siamo soli. Su, dai. Solo, è solamente colui che vuole esserlo.
    Il sentirsi, e il volersi sentire, solo sovente è frutto di un orgoglio non ben definito e soprattutto poco individuato.
    Chi ci è accanto non ci è nemico, ma ancor di più: noi non siamo nemici di noi stessi, magari è solo una questione di miopia.
    sinforosa

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  2. Non so che cosa sia peggio: non sapere chi sei ed essere felice, o diventare quello che hai sempre voluto essere, e sentirti solo.
    (Daniel Keyes)

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  3. No, di aspettare non sei capace...non sei nato albero ma cacciatore...non smetterai mai di cercare e non troverai nulla che ti faccia fermare...la ricerca, il movimento, il nuovo, il viaggio e non la meta...la solitudine? il prezzo di mercato. Paga, ringrazia e fai pace con te stesso.
    Tvb

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