martedì 21 marzo 2017

IL MONDO IN UN BOTTONE



A volte succede che il ventuno di marzo coincida davvero con l’arrivo della primavera; dopo una settimana fredda e grigia, quel giorno si era verificata la magia della nuova stagione. L’aria era piacevolmente tiepida e profumava di fiori mentre i passeri berciavano fra i rami. Poco sotto la villetta bifamiliare, il lago cominciava a riempirsi di certi mattinieri che avevano deciso di goderselo, pedalando e correndo sulla sponda o solcandolo con le canoe.
Giorgia lasciava che il mondo intorno si animasse lentamente: il sole passava dalle persiane, disegnando strisce sulle lenzuola, mentre il suo respiro lento accompagnava indifferente il riprendere della vita.
Aprì gli occhi con lentezza, mentre i contorni della stanza andavano delineandosi progressivamente nella penombra. Allungò la gamba a cercare quella del marito, ma trovò solo il letto vuoto e il piumino arruffato.
Non era una novità, quel risveglio solitario.
Giovanni, se non si alzava presto per recarsi al lavoro, si alzava presto per andare a vogare con l’amico, o andava a correre. O a passeggiare lungo il lago. Comunque fosse, per stare lontano da lei.
Da lei che chiedeva affetto e attenzione.
Da lei che era tanto bella quanto distante da ciò che egli avrebbe desiderato: una donna solida, affidabile, certo non appiccicosa; la donna multitasking alla quale affidare casa e famiglia mentre lui si gettava a capofitto nella vita professionale per nutrire il proprio ego ipertrofico con brandelli di carriera strappati coi denti dell'ambizione.
Una donna da ostentare, una donna per completare il primitivo paradigma “carriera-casa-moglie-figli, che definisce in termini di successo la posizione di un uomo adulto all’interno della società.
Una specie di machismo sociale.
Ebbene, lui aveva tutto ciò, poteva definirsi affermato.
Che importa se, nella realtà de quotidiano, i due nemmeno si parlavano o discutevano aspramente?
Giorgia si puntellò sui gomiti e sbadigliò: non sarebbe mai stata la moglie modello; strizzò gli occhi e si guardò intorno: alle pareti, fotografie che ritraevano scene preconfezionate di una famiglia felice, definita secondo i canoni di un qualunque telefilm americano di giovani spensierati e inconsapevoli; sguardi negli sguardi, sorrisi impostati, i due figli in braccio ai genitori, un gruppo di amici ritratti sorridenti a un matrimonio che scimmiottava quelli di Hollywood.
Ogni singolo dettaglio componeva un mosaico minuzioso studiato con cura per rappresentare, agli occhi di un pubblico fatto di amici e parenti, l’immagine della coppia ideale: un diluvio di melassa nell’obiettivo della reflex, aridità e indifferenza celata dalle mura domestiche.
Giorgia accese l’i.Phone e andò subito a cercare su Whatsapp il messaggio di Leonardo: “Buongiorno, amore mio: vorrei poter fare colazione con te in cima a una montagna, lontani da tutti”.
Una pioggia di emoticons e di cuoricini a corredo di un desiderio impossibile da realizzare.
Leonardo: la dimostrazione in carne e ossa del teorema che l’amore rende stupidi, oltre che ciechi; Leonardo credeva in modo assoluto alla regola che quel sentimento totale avrebbe risolto ogni cosa; che bastava volere per poter riuscire.
Quella ingenua determinazione, in un adulto, la riempiva di dolcezza e le induceva anche un sentimento simile alla compassione. A volte, addirittura, la spazientiva.
Leonardo era veramente il principe azzurro: la ricopriva di attenzioni, di piccole sorprese quotidiane, di affetto; la faceva sentire desiderabile, sapeva baciarla e toccarla; alle orecchie di Giorgia sapeva sussurrare parole colme di dolcezza quanto pensieri sconci che la facevano arrossire e bagnare le mutandine quando la frugava sotto la gonna.
La ascoltava quando lei aveva voglia di ridere e parlare, dopo essersi rotolati nel letto del suo piccolo monolocale di periferia.
Tutto qui; che altro ancora poteva offrirle?
Giorgia si alzò e aprì le persiane, lasciando che l’aria della primavera e la luce entrassero nella camera.
Già, il monolocale di Leonardo: un buco buio e polveroso, arredato à la bohèmienne, dove la musica risuonava a ogni ora del giorno. Accogliente come il suo abbraccio, nelle sere d’inverno in cui aveva necessità di rifugiarsi lontano dalla recita quotidiana che aveva scelto di fare. Dal quale però muoversi, forse a malincuore, per indossare nuovamente i panni della brava moglie.
Sua madre le aveva ripetuto il concetto fino a trasformarlo in un mantra: “Tu ti devi sposare e devi rendere felice tuo marito”. Un cesello che lavora il marmo, colpo dopo colpo; e quel pensiero era diventato un’incongruenza della propria vita, una specie di totem e di maledizione che la aprivano in due come un bisturi. Si ribellava e soggiaceva, lottava per liberarsene ma, allo stesso tempo, si imponeva autonomamente quel giogo morale, rimproverandosi per ogni istante in cui si era sentita felice in quel rapporto clandestino e fedifrago: fedifrago, usava proprio questo termine grave, per vessarsi e sentirsi sporca e colpevole.
Per allontanare quell’uomo e poi andare a cercarlo di nuovo, tuffarsi in lui e poi scappare.
C'era una verità celata da quell'andirivieni estenuante: Leonardo l'amava esattamente nel modo in cui Giorgia voleva essere amata; ma Giorgia avrebbe desiderato che quell'amore così perfetto provenisse da Giovanni. Che non era capace, o non aveva voglia, di  amarla in quel modo così puerile. 
Era tutto un'inutile rincorrersi, senza soluzione di continuità.
Per Leonardo, tutto ciò era diventato  tortura.
Se ne era accorto, prima ancora che Giorgia stessa realizzasse la propria incapacità di dare una svolta alla propria vita e di gettare la maschera di rispettabilità che la rendeva famosa nel bottone dorato del paese nel quale trascorreva i fine settimana, fra un aperitivo con gli amici, una discesa al lago con i bambini e la spesa e le corse al mattino presto con l’i.Pod nelle orecchie e la messa e tutto il resto.
Aveva provato a mostrarle orizzonti più ampi; aveva gridato la propria frustrazione, la propria impotenza davanti all’ineluttabile indirizzo che stava prendendo quella storia. E Giorgia si era spaventata e allontanata.
Chiusa in bagno, ora, la donna si guardò allo specchio e fece una smorfia: un piccolo brufolo sul mento. Che scocciatura.
Prese il cellulare fra le piccole mani per risponde al messaggio di Leonardo.
“Vorrei tanto anche io, amore; ma come faccio?”
Già, avrebbe voluto: se tutta questa storia non avesse messo a repentaglio il castello di rispettabilità e certezze che ha accumulato in una decina di anni. 
Se non l'avesse costretta a rivedere le sue scelte e a rinnegare le sue certezze sull'uomo che aveva sposato.
Avrebbe voluto solo che questa storia fosse proseguita in parallelo, su un piano che entrambi erano riusciti a costruire e difendere per mesi, lontano dalle contingenze della vita reale, un piano dove tutto era circoscritto a loro due e al loro sentimento.
Una bolla.
Ma quel piano era irrealizzabile; o meglio, era incompatibile con la realtà. Leonardo non riusciva a capire che l’amore non è tutto.
Anzi, spesso l’amore non è nulla: è un’utopia surrettizia. Nella sua visione romantica, dove l’amore era un’iperbole sulla quale due individui possono correre, tutto il resto era risolvibile.
Leonardo non sapeva badare alla sostanza. Giovanni, tutto sostanza e Leonardo rarefatto nel proprio sentimento: scriveva bigliettini accorati, preparava cocktail che lei adorava e le componeva playlist per l’i.Pod.
Che altro avrebbe potuto darle? Niente, se non sterili sentimenti privi di orizzonte.
Giorgia si guardò di nuovo allo specchio, e si raccolse i capelli; si sentiva davanti a un bivio, ma aveva dentro di sé la certezza della scelta che avrebbe compiuto.
La scelta giusta.
Dopo tutto, la vita si può vivere benissimo in un bottone dorato.



18 commenti:

  1. Perché ho mal di te, ho solo mal di te, i tuoi occhi scrivono una canzone sulla mia pelle.Che cosa non darei per fermare adesso tutto per dire che adesso ti sento.
    PIno Daniele

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  2. Cara Giorgia goditi questo bivio che tante donne hanno conosciuto o conoscono (certo per alcune di loro la scelta è meno dura non avendo il problema del consistente conto in banca del Giovanni di turno), dicevo goditi questo bivio e vivi pienamente questo dramma. Leonardo ti ha regalato un alibi che non a tutte è concesso: ti ha cucito addosso il ruolo della bellissima principessa intrappolata nel suo castello dorato, a te non è chiesto di scegliere, ma solo di soffrire con lui. Puoi permetterti il lusso di continuare a godere della sicurezza della tua meravigliosa villa, annoiandoti con grazia tra un viaggio al freddo e uno al caldo, mostrando la tua famiglia senza che ti venga fatto notare con disprezzo quanto tutto sia posticcio, e contemporaneamente fuggire nel monolocale del tuo principe dagli occhi chiari e la camicia con il colletto consumato. Leonardo non ti accuserà mai di nulla. Il tuo immobilismo non verrà tacciato di patetico opportunismo, ma giustificato, capito fintanto compreso. Non struggerti se non VUOI scegliere, no, tu, bella e incompresa da Giovanni, non riceverai biasimo alcuno. Leonardo sarà sempre lì, con i suoi biglietti, le sue canzoni, le sue frasi dolci e sconce, e ti saprà amare...Fino a quando TU vorrai, calato egregiamente nella parte dell'uomo disperato, vittima di un amore impossibile per la bellissima donna del capitalista potente, gonfio di orgoglio per avergliela strappata via,"accontentandosi di averle rubato il cuore".
    Vi rincorrerete ancora e ancora, fino al gran finale che magari sarà molto meno scontato di quello del racconto.

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  3. Forse capitalista é un termine esagerato. Nella mia immaginazione Giovanni é un uomo in carriera.
    Se posso permettermi, nel racconto Giorgia ha già fatto una scelta che la più frequente e cinicamente saggia. L'amore é solo un sentimento di cui non ci si nutre. Nel DNA di molte permane una ruggine primordiale che fa prevalere la scelta pratica. Leonardo, dal canto suo, non sembra accettare passivamente il ruolo di uomo disperato, come tu lo hai definito.
    Ma si tratta comunque di un racconto, e non é un'analisi di carattere biologico, ovviamente; piuttosto, potrebbe essere una considerazione di carattere antropologico-sociologico, suggeritami da un paio di amiche "illuminate".
    In fondo, con un'arguzia infinitamente superiore alla mia, Fedor Dostoevskij aveva già raccontato una vicenda simile a questa, benché più intricata, ne L'idiotaa.

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    1. Vedi Sigmnud, credo di essere abbastanza “illuminata” da sapere che spesso dietro a queste "storie parallele" piene di pathos e sentimenti in realtà ci sia ben poco...Uomini bisognosi di alimentare il proprio ego da una parte e dall’altra donne - come Giorgia - annoiate da una vita luminosissima ma che a lungo andare stufa. Io Giorgia la immagino bellissima, fisico perfetto nonostante la gravidanza, circondata da una pletora di fan che incensano la sua persona. Non lavora, ha tempo che le avanza, tanto, dopo aver portato a scuola i bambini e riempire la giornata è lunga...Diciamo pure che si "inventa" qualcosa per arrivare alle 16.30 quando è ora di riprendere i pargoletti (caffè con le amiche, telefonate chilometriche ad altre, magari anche uno di quegli hobbies che tanto vanno di moda). Giovanni non c'è, ma il suo portafoglio sì (quello per intenderci che le permette di avere tanto tempo a disposizione) e la manda in giro per il mondo così che la nostra eroina possa documentare ogni cosa e spacciare per conoscenza delle tradizioni altrui quello che in realtà è semplice grossolano turismo. Ma poverina lei è sempre sola ... E poi arriva Leonardo, fuori dal suo giro, non povero, ma decisamente non benestante come lei e il gioco è fatto. Finalmente fuori dalla sua noiosa routine: sesso vero (non quello dovuto ad un marito che la annoia pure a letto) condito da un sapiente mix di accorate frasi d’amore che coprono un po’ quello che lei vede così squallido. Un bellissimo gioco Sigmund, ma tale deve rimanere, e infatti quando l'alternativo e romanticissimo Leo si stufa e chiede qualcosa in più (richiesta non coraggiosa perchè lui sin dall'inizio è consapevole della risposta) Giorgia scappa, la principessa non vuole più giocare.
      Solo che a lei non viene rimproverato di essere una piccola ameba che vaga spenta, senza luce priva della capacità di prendere in mano la sua vita...no, lei manda via Leonardo perchè quello che lui le dà lo vorrebbe avere dal marito..
      Tu hai scomodato Fedor Dostoevskij e il suo Idiota (magari riferito al mio poco pertinente commento)e hai parlato di analisi antropologica di un fenomeno vecchio come il mondo…Ecco io credo che purtroppo ci siano poche donne coraggiose come la Nora di Ibsen.

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  4. Nora, Nastas'ija Filippovna, mettici anche Anna Karenina: la letteratura é zeppa di "tipi" femminili che possono rappresentare modelli di coraggio e di scelte forti.
    Tu, in questo ultimo commento hai descritto una donna fin troppo canonica, abbondantemente descritta nei film: l'opportunista cacciatrice di patrimoni.
    Io derubricherei il reato di Giorgia a debolezza e incapacità di compiere scelte coraggiose a rettifica di scelte compiute in gioventù sotto l'influenza di una figura genitoriale molto forte. L'idiota, Casa di bambola, sono dei romanzi scritti da uomini cresciuti in un ambiente culturale dove si voleva una donna di un certo tipo: quella da idolatrare; ovvio che il risultato di questo humus culturale siano le antitetiche e simili Nora e Nastas'ija.
    Poi, a pensarci bene, che scelta avresti fatto compiere a Giorgia, se avessi dovuto scrivere tu il finale del racconto?
    Bada bene che io ho rimarcato lo status del marito non tanto per delineare la scelta opportunista di Giorgia, bensì per definire il personaggio di Giovanni, dedito al nutrimento del proprio ego più che a riservare l'attenzione che si dovrebbe riservare alla donna amata.
    Per concludere, la citazione de L'idiota non ha alcun nesso con il tuo commento, che non trovo per nulla idiota.

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    1. Io non ho descritto alcuna donna canonica. Io l'ho sotto gli occhi tutte le mattine la Giorgia del tuo racconto. Se tu l'hai solo immaginata, io ho il modello in carne in ossa. Tutti i giorni vedo questa principessa che si riempie la bocca di parole quali "il tempo è prezioso godetelo" o ancora "che bello fare due pettegolezzi la mattina con le mie amiche del cuore (al posto della parola un bel disegnino). Sigmund, Giorgia non ha compiuto alcun reato (l'adulterio Dio piacendo non esiste più), e in ogni caso, quand’anche come non è, lo avesse fatto, è stata comunque assolta, perchè "vittima”. Vittima delle ancestrali idee di donna prima, di una figura genitoriale forte poi, per finire vittima del marito che non le regala le dovute attenzioni.
      E di logica, una vittima come fa ad assumersi la responsabilità di scelta coraggiose come Nora o Anna? Giorgia ha tutte le attenuanti generiche e specifiche, non potrà mai essere biasimata…mai.
      Altre donne invece non hanno, come detto già sopra, la fortuna di essere state assolte come Giorgia e il loro immobilismo è stato tacciato di codardia…
      Mi chiedi quale scelta avrei fatto compiere a Giorgia? Scontato: da Leonardo subito, ma questo presupporrebbe che la Giorgia del racconto provi un sentimento vero per Leonardo, che è evidente e palese non essere così. E lo dico perché qualche donna che il salto l’ha fatto, l’ho conosciuta e hanno tutta la mia più profonda ammirazione, un salto nel buio dettato non solo dall’amore per “Leonardo”, ma anche e soprattutto per se stesse.

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  5. Io ho il finale…alla Amici miei.
    Giovanni, che ne ha i coglioni pieni e che sa della struggente passione che nutre la moglie, non esita a cederla al bel Leonardo, accompagnata però dai figli, dal cane e dalla domestica (Giorgia avrà ben una domestica).
    Se vivranno felici e contenti nel monolocale di Leonardo non è dato sapere. Di certo sarà molto meno polveroso grazie alle attente cure della domestica.
    Paola

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  6. Eh no, Paola: così non funziona, se segui lo schema del racconto.
    Prima di tutto, Giorgia non accetterebbe di mollare la villetta a schiera per andare nel polveroso appartamento di Leonardo: per lei quel luogo ha un fascino solo perché é un rifugio temporaneo, dal quale se ne può andare liberamente.
    Secondo, Giovanni non cederebbe a Leonardo quelle tessere del mosaico che lui ritiene fondamentali per comporre la perfetta immagine di maschio affermato con tutti gli status symbol (una famiglia presentabile spesso pesa come la Mercedes in garage, il Rolex al polso e la villa al mare).
    Leonardo non potrebbe permettersi la domestica, altrimenti il suo monolocale non sarebbe così polveroso.
    E forse, a posteriori, pure Leonardo si scoccerebbe di avere Giorgia in casa, chissà.
    Un racconto, mille finali.

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    1. Casa al mare????? Io era ferma all'immobile vista lago. Questa importante informazione cambia le carte in tavola. Giorgia non si schiodera' mai. Ma io ho fiducia in Giovanni.
      Paola

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  7. Giovanni (e Leonardo) sono, secondo me i due personaggi negativi di questa triste, storia. Entrambi vedono Giorgia in un modo distorto, ignorano volutamente tutto ciò che esula dal proprio paradigma, riducendo la donna (la quale si presta al gioco: per debolezza, abbiamo concluso, o opportunismo) a un oggetto da collezionare.

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  8. E allora devo dare ragione a "anonimo"...sta Giorgia è solo una "vittima".
    Paola

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  9. Sigma, la tua storia potrebbe avere anche un altro finale.
    Giorgia, stufa di non avere quello che inutilmente sta cercando in Giovanni, decide di cambiare la sua vita e per una volta diventa l'artefice del proprio futuro mandando all'aria quanto finemente era stato cesellato. Compie il passo inaspettato per sè e per tutti gli amici, rinuncia al solido marito e si rifugia nell'abbraccio caldo di Leonardo.
    In capo a qualche mese i due fanno i conti con la realtà, con i limiti dei propri caratteri, con problematiche della condivisione dei figli. Giorgia si rende conto che il collante della loro storia consisteva proprio nel fatto che fosse segreta e vissuta tra piccole porzioni di tempo e di spazio. Momenti da considerare preziosi e speciali perché non inquinati dalla quotidianità.
    Giorgia, ora, è una donna che ha capito quello che sta cercando e non ha voglia di arrendersi a vivere in un rapporto comunque insoddisfacente.

    Andrà via da Leonardo, ma non ritornerà da Giovanni. Ha la forza di chi ha trovato finalmente se stessa.
    Roberta

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  10. Roberta, é la soluzione più giusta, più bella, più coerente con un'attualità che si vuole reale.
    Ma anche la più improbabile.

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    1. Voglio pensare che 'proprio nell'attualità' non sia così improbabile....
      Roberta

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  11. Non é improbabile; i tempi sarebbero maturi, ma vedo ancora comportamenti contrari al tuo auspicio!

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    1. Sono "anonimo" quella dei precedenti commenti lunghi quanto una Quaresima...vorrei sommessamente fare presente che fortunatamente non tutte sono come sta Giorgia. Qualcuna ha sfanculato marito e amante...

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  12. Nuova grafica...bellissima
    Paola

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  13. Mi sono innamorato di te
    Perché
    Non avevo niente da fare
    Il giorno
    Volevo qualcuno da incontrare
    La notte
    Volevo qualcuno da sognare
    Mi sono innamorato di te
    Perché
    Non potevo più stare solo
    Il giorno
    Volevo parlare dei miei sogni
    La notte
    Parlare d'amore
    Ed ora
    Che avrei mille cose da fare
    Io sento i miei sogni svanire
    Ma non so più pensare (Tenco)

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