venerdì 29 marzo 2013

CIAO CIAO ITALIA!




Mentre il mandato esplorativo affidato a Bersani si sta ogni ora di più rivelando un naufragio prevedibile, e mentre la figura di Silvio Berlusconi comincia ad apparire in lontananza come quella di un improbabile e non credibile salvatore della Patria, si leggono e ascoltano i commenti più disparati sull'attuale situazione politica italiana.
 
Dalla sinistra (parlo di base elettorale e di attivisti a livello locale) provengono voci di rammarico per non aver affrontato in modo più compatto e convinto la campagna elettorale ed il voto successivo. Allo stesso tempo si sprecano le accuse di irresponsabilità rivolte ai parlamentari del M5S e a Beppe Grillo, per non aver offerto a Bersani il proprio appoggio nella formazione di un Governo.
 
Da destra giungono invece commenti di giubilo e autocompiacimento per il fallimento di Bersani. Il Giornale, coerentemente con il proprio sgradevole spirito aziendalista, titola "Ciao ciao Bersani" senza accorgersi che fra poco "ciao ciao" lo diremo a questa porca Nazione fatta di individualismo e di incapacità di unirsi nei momenti rilevanti. L'esultanza per il fallimento di Bersani mi ricorda quella degli spartani davanti alle sconfitte di Atene nelle guerre contro la Persia: un autolesionismo miope e ottuso.
 
Però é altrettanto improduttivo il risentimento nei confronti dei Cinque Stelle; non ci si doveva prima, nè si deve adesso attendere nulla da Grillo & Co. Almeno in questo il leader genovese é stato coerente. Aveva fin dall'inizio promesso che non avrebbe fatto alleanze con nessun partito, salvo che non venissero accolte le proprie istanze, definite chiaramente.
 
Eppure Grillo aveva teso la mano a Bersani, offrendogli sostegno in cambio di un impegno serio su tre temi chiari e precisi: l'ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di un servizio pubblico; la legge sul conflitto di interessi; l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
 
Di fatto, votare immediatamente i primi due provvedimenti avrebbe garantito all'Italia un Governo rapido e ci avrebbe liberati di Berlusconi, almeno a livello istituzionale (in attesa che la Magistratura ce ne liberi a livello civile).
 
Ma Bersani non ha mostrato gli attributi per una decisione radicale e - tutto sommato - politicamente importante anche a livello storico e non solo attuale. Così ha preferito ritornare da Napolitano che medierà per lui trovando l'accordo con Berlusconi per lo scontato quanto inutile governo di larghe intese che ci precipiterà nella paralisi e nel tracollo definitivo del nostro sistema economico e polverizzerà quel milligrammo residuo di credibilità di cui il nostro Paese gode ancora persso qualcuno.
 
Ho l'impressione che Bersani e il PD abbia storicamente bisogno di Berlusconi e del PDL, come se la sinistra attuale non avesse altri valori da proporre per definirsi se non l'antiberlusconismo: troppe volte ha avuto il match point, ma non ha voluto chiudere i conti.
 
Sembra, per esempio, che la legge sul conflitto di interessi preoccupi più gli ex rossi che non chi quella legge dovrebbe temerla. In ogni occasione in cui un leader di sinistra si é trovato nelle condizioni di poterla redigere ed approvare si é ben guardato dal compiere il passo decisivo.
 
Quindi, se non riusciamo ad avere un Governo, non é tanto colpa di chi ha fatto una campagna elettorale per raccogliere il voto di protesta, quanto piuttosto di chi ha votato per Berlusconi e il PDL.
 
Più di un elettore su cinque ha scelto di consegnare il proprio destino di cittadino ad un politico la cui collusione con la mafia é conclamata; che é uscito indenne da una serie infinita di processi grazie alla sola prescrizione, senza che una sola sentenza di assoluzione piena sia mai stata emessa in nessun procedimento a suo carico; che in passato ha visto crescere la forza delle proprie aziende grazie ad appoggi politici influenti, a condotte spregiudicate in assenza di leggi specifiche, a strategie illecite nei confronti della concorrenza; che - una volta al governo - ha preso provvedimenti in linea con il programma della P2, di cui é stato un affiliato influente ed operativo; che ha riempito Governo e  Parlamento della Repubblica di personaggi senza alcuna cometenza nè valenza politica; che ha stretto alleanze a livello internazionale con banditi del livello di Putin e Gheddafi; e che - se tutto questo non bastasse - nel pieno della crisi economica, invece che dedicarsi anima e corpo alla soluzione dei problemi, preferiva dedicarsi a lubrici festini con giovani ragazze alle quali sucessivamente garantiva benessere economico e prospettive politiche.
 
Se proprio vogliamo incazzarci con qualcuno, scegliamo bene il bersaglio della nostra rabbia.
 

CI SONO VITTIME SOTTO LE MACERIE DI EUROLANDIA


Il capitalismo senza solidarietà é fonte di grande disperazione.

Questa é l'amara lezione che stiamo imparando da alcuni decenni a questa parte, da quando - cioé - una conclamata massoneria di banchieri e avidi uomini di finanza é uscita dall'ombra e ha strutturato un'entità sovranazionale chiamata Unione Europea; il cui scopo apparente sarebbe quella di sanare le economie e diffondere il libero mercato nel Vecchio Continente; il cui scopo reale - nemmeno tanto occulto, ormai - é quello di sbilanciare i rapporti di forza a proprio favore a danno delle masse di chi lavora e non appartiene alla classe dirigente. Una vera lotta di classe, insomma, condotta non dalla classe meno abbiente animata da spirito di rivincita, ma dalla classe preponderante, con obiettivi definitivi di supremazia.

Recentemente un po' dappertutto si sono moltiplicati i casi di suicidi per le difficili condizioni in cui il volgo non privilegiato é costretto a vivere.

Il settimanale tedesco Der Spiegel ha dedicato alcune pagine al drammatico fenomeno verificatosi in Bulgaria: negli ultimi mesi quattro esseri umani si sono suicidati dandosi alle fiamme davanti a luoghi emblematici e rappresentativi delle Istituzioni (banche, sedi parlamentari, ecc.) ritenute responsabili del malessere sociale ed economico che sta devastando uno degli ultimi Paesi ad essere stato attratto dalle ingannevoli promesse della bandiera blu con le dodici stelle.
La Bulgaria é sprofondata in un inferno senza soluzioni che assomiglia ad una vertiginosa spirale che ha avuto inizio quando Boyko Borissov, il Leader Conservatore a capo del Governo, ha scelto di ottemperare alle inevitabili indicazioni della UE, dettando al proprio paese la rotta del pareggio di bilancio.

Sorprendentemente la Bulgaria ha raggiunto questa meta. A che prezzo? Al prezzo di una clamorosa contrazione dei consumi e di una drammatica crescita della disoccupazione; in generale di una profonda crisi economica, che ha buttato sul lastrico moltissime famiglie. Da qui i suicidi e le torce umane.

Qualcuno ha idea di che abisso abbia davanti un essere umano che arrivi al punto di cospargersi di benzina e darsi fuoco? Che vuoto di speranza e di aspettative? Che rabbia?

Senza contare che la logica della privatizzazione dei servizi più importanti - a partire dall'erogazione dell'energia elettrica - ha condotto a vertiginosi aumenti delle tariffe, che hanno ultriormente complicato la vita degli individui.

A dimostrazione che un bilancio in parità non é lo specchio di un Paese in salute: non é sano un Paese dove la gente si dà fuoco, dove le famiglie si arrabattano per campare, dove la maggior parte della popolazione é senza lavoro, dove la ricchezza é concentrata in poche mani, mentre la povertà dilaga [mi chiedo se io stia scrivendo della Bulgaria o dell'Italia].

Chi sta dettando le regole in questo momento ha confuso obiettivi ed ostacoli lungo il percorso: vede il pareggio come l'obiettivo e la disoccupazione o la crisi economica come fenomeni passeggeri da risolvere; la mia opinione é che il benessere diffuso (quindi occupazione e perequazione della ricchezza) sia l'obiettivo finale, e il pareggio di bilancio sia l'inevitabile corollario da raggiiungere in una fase successiva, quando tutte le altre variabili si saranno riequilibrate.

Occorre domandarsi se questa é l'Unione che vogliamo.

Un'Europa unificata sotto la bandiera di un raffinato manipolo banditi in abito grigio. Un'Europa unita da una moneta studiata a tavolino, ma ancora disunita a livello politico. Un'Europa che detta regole in campo economico, ma che non ha ancora previsto un meccanismo automatico di solidarietà con quelle zone che ancora soffrono degli effetti di queste stesse regole.
Un'Europa di banche e grandi industrie, e non di popoli uniti e di individui che legittimamente dovrebbero potere ambire al benessere e alla serenità, se non alla felicità.

No, non é questo ciò che serve.

L'uomo che non c'era

sabato 23 marzo 2013

MA IL CIELO E' SEMPRE PIU' BLU


Spesso la pubblicità, con la propria vis retorica, rischia di assumere un'involontaria connotazione comica, che si tramuta poi in amara ironia quando le vicende della cronaca vanno a coinvolgere quegli stessi marchi che la pubblicità ha provveduto a decantare.

Recentemente uno scandalo disgustoso di speculazioni, tangenti, circolazione di informazioni riservate, sottrazione di fondi e altre amenità che stanno ormai diventando l'elemento caratterizzante di chi opera nella finanza, ha macchiato il nome di uno storico istituto dalle origini antichissime come é il Monte dei Paschi di Siena.

Questo scandalo non ha fatto altro che rendere conclamata la fragilità del nostro sistema bancario: fragilità dovuta non tanto a questioni strutturali od economiche, bensì a questioni etiche: nella sostanza il Montepaschi non é più un istituto che possa garantire i portatori di interessi, per la sola ragione che é gestito da farabutti.

E come la banca senese, così tanti altri istituti di credito che negli ultimi decenni si sono trasformati da istituzioni che fornivano a privati e ad aziende adeguati strumenti finanziari e liquidità necessari per poter avviare o sviluppare delle economie, in poderosi carrozzoni operanti spesso oltre il confine della legalità con lo scopo di produrre in tempi brevi e con operazioni sconsiderate ingenti ricchezze ad uso e consumo di chi quegli istituiti di Credito li guidava o ne deteneva le quote di maggioranza. Tanti, maledetti e subito.

Il lato ironico della vicenda (se proprio se ne deve trovare uno) sta nello spot di questa banca, passato a lungo sulle reti televisive italiane: in esso venivano seguiti scorci di vita di soggetti diversi, tutti carichi di sogni, progetti, aspettative e illusioni. Il Monte dei Paschi di Siena veniva presentato come lo strumento che avrebbe permesso a questi individui di realizzare i propri sogni e perseguire i propri obiettivi. La colonna sonora opportunamente scelta era Ma il cielo é sempre più blu, di Rino Gaetano, con il testo che rappresentava un azzeccato contrappunto alla varietà di vita raffigurata nelle immagini. Ironia nell'ironia, in quanto il cantautore calabrese deve essersi rigirato nella tomba all'idea che una canzone scritta da lui - decisamente comunista - venisse usata per divulgare il marchio di una banca.

In ogni caso il messaggio era chiaro e anche ben proposto: quali che siano i tuoi progetti, guarda in alto, perché con Monte dei Paschi il tuo cielo sarà sereno.

Ora chi ha creduto a questo spot si trova gravide nuvole all'orizzonte e lampi e tuoni. Come tanti altri investitori e clienti che inavvertitamente si sono rivolti alle banche negli ultimi anni: la cronaca é piena di episodi che testimoniano della mancanza di etica della classe dirigente di queste organizzazioni.

I casi Parmalat e Cirio, la vicenda della ristrutturazione del debito del Comune di Milano e di altri Enti pubblici, la lunga controversia circa l'aquisizione della Banca Popolare di Lodi e - andando indietro nel tempo lo scandalo del Banco Ambrosiano i cui clienti andarono in rovina per le macchinazioni organizzate da Roberto Calvi. Su tutti questi casi i Tribunali italiani hanno emesso sentenze di condanna, ma ciò non ha inibito i comportamenti illegali.

Senza dimenticare la scriteriata gestione dei mutui sub-prime che ha scatenato la presunta bolla finanziaria che dal 2008 ci sta massacrando e costringendo a rivedere l'ampiezza dell'orizzonte dei progetti di ciascuno di noi.

Senza dimenticare, ancora, che le banche italiane ricevono moneta dallUnione Europea con lo scopo di immettere liquidità nel sistema e far ripartire l'economia: purtroppo, però, questi fondi vengono utilizzati dalle banche stesse per acquistare BTP italiani che hanno tassi di rendimento elevatissimi a causa dello spread con i Bund tedeschi; l'ennesima speculazione finanziaria ai danni dello Stato e dei singoli individui che arrancano cercando di sopravvivere alla crisi economica.

Ma il  cielo é sempre più blu.

martedì 19 marzo 2013

LE ASPETTATIVE DELL'AMORE


La prima volta che Edoardo vide Rossella, i due erano le uniche figure statiche nel viavai frenetico e caotico della sala arrivi dell'aeroporto di Fiumicino: lui in cima alla scala mobile, con il colletto della giacca di pelle ben alzato e gli occhi gelidi e appuntiti: la cercava fra la folla; Rossella, calata in un tailleur rosso, in bilico su tacchi che la rendevano ancor più alta di quanto già fosse, gli faceva ampi cenni con un braccio alzato sopra le altre teste in transizione. 
I capelli corvini, corti e ribelli come fiamme nere, due occhi scuri e profondi e un sorriso radioso a illuminarle la bocca. 
Una bocca carnosa e lucida come un frutto maturo. 
Una bocca che lui aveva immaginata migliaia di volte mentre ne ascoltava la voce al telefono.
Quella stessa voce, roca e profonda, che lo agitava ogni volta che la sentiva: era squillante e provocante, dietro alla quale Edoardo aveva strutturato un'immagine di donna sicura di sé, bella e sfuggente, come si fa sempre in questi casi.
Adesso Edoardo poteva sovrapporre all'immagine virtuale di Rossella quella che, a ondate progressive, gli si stava definendo davanti agli occhi. 
La distanza fra loro si era assottigliata a scatti, come un vecchio film che salta i fotogrammi: e quando Edo le era finalmente giunto a un passo, tanto da poter fissarla negli occhi scuri e profondi, tanto da poter percepire il suo profumo dolciastro, Rossella gli aveva passato una mano dietro alla nuca, lo aveva attirato a sé e gli aveva dato un bacio sulla bocca, sorprendendolo; sì, sorprendendolo, per quanto quel bacio lui se lo fosse in qualche modo augurato.

--- messaggio originale ---
da:
***@mail.it

a: ***@mail.it
inviato: 12 febbraio 2001 08:14
oggetto: week end a roma

ciao rossella. ieri sera sono uscito presto dall'ufficio e sono passato davanti ad un'agenzia viaggi e mi sono detto "perchè no?" - così sono entrato e ho prenotato un volo per roma.
adesso non mi ricordo bene gli orari dei voli, ma la cosa rilevante è che fra tre giorni sarò a roma. credo che la cosa ti faccia piacere, visto che nelle ultime tre settimane mi hai chiesto di raggiungerti almeno duecento volte! non so bene cosa aspettarmi da questo week end.
anzi, per la verità cercherò di non aspettarmi niente: ogni volta che ho permesso che la mia immaginazione prefigurasse degli scenari, dopo mi è rimasta solo delusione.
cerchiamo di non caricare questo incontro di troppe pretese. inutile dire che, nel bene o nel male, non sarà più la stessa cosa. voglio dire: dopo settimane di mail, di telefonate, di chat, questa sarà in ogni caso una svolta!
spero solo che tutto non si disperda in inutili tentativi per rompere il ghiaccio e trasferire nella realtà il livello di confidenza e di intimità virtuale che abbiamo raggiunto.
paradossalmente, sarebbe meglio che ci baciassimo subito: sono sicuro che dopo saremmo più disinvolti! e come potrebbe essere diversamente?
a presto.
edoardo


--- messaggio originale ---
da:
***@mail.it

a: ***@mail.it
inviato: 12 febbraio 2001 08:57
oggetto: re: week end a roma

maddài! non ci posso credere, vieni a roma!
peccato, io in quei giorni sarò via, sarebbe stato bello vederti in faccia...
dai, scherzo!!!!!! non vedo l'ora!!!! sono d'accordo con te, viste le circostanze sarebbe stupido sprecare tempo in timide attività di avvicinamento, dopo tutto quello che ci siamo scritti e detti in queste settimane, no?
anzi, sai cosa faccio? io il bacio te lo dò davvero, e poi vediamo cosa succede. ok?
stasera ti chiamo, così ci mettiamo d'accordo, magari ti vengo a prendere con la macchina.
evviva,
ross
ps: prometto di non aspettarmi niente da questo week end.

Con gli occhi spalancati a guardarsi intorno un po' perplesso e la lingua salata di Rossella che gli guizzava in bocca, Edoardo cercava di razionalizzare il rapido succedersi degli avvenimenti.
Solo un mese prima era nel pieno di una conversazione definitiva con una piagnucolosa fidanzata che - fra soffiate di naso, abbracci pietosi e isterici scoppi di pianto ad arrossarle gli occhi e a rigarle le guance pallide - gli sciorinava a memoria il manuale del commiato compassionevole sotto un cielo grigio che schiacciava persino la Torre Velasca, un cielo grigio e opaco che rifletteva la piattezza del suo stato d'animo.
le macchine sfecciavano tutt'intorno, il buio incedeva freddo - strisciando insieme alla nebbia, i rumori della città stemperavano la voce stridula della donna che lo stava lasciando, e forse stemperavano anche l'effetto stesso di quell'abbandono. Un effetto per certi versi devastante, nella realtà, ma che in quel momento gli sembrava attutito dall'indifferenza della città che scorreva intorno a quella separazione.
Come al solito, dopo un breve periodo di rapimento totale, le reciproche pretese avevano trasformato il rapporto in un'insostenibile girandola di attese deluse, di parti da recitare, di ruoli cuciti addosso, che avevano generato solo frustrazione.
E dopo la frustrazione, l'inevitabile risentimento e il rancore. 

Finalmente, poi, come una ghigliottina: la separazione.
Ora, lì, con il profumo di Rossella a inondargli le narici, un profumo dolce e vellutato che gli scendeva in gola, cercava di ricostruire il percorso attraverso il quale - da quel buio freddo che gli si era infilato nelle ossa - fosse stato proiettato fino alle luci al neon di quell'aeroporto, a quel bacio improbabile e travolgente con una semisconosciuta.
In ogni caso, il bacio, da maldestro e irreale che era, aveva acquistato gradualmente disinvoltura: così i ragazzi avevano deciso di protrarlo molto più a lungo di quanto entrambi avessero previsto.
Edoardo, ad un certo punto le aveva cinto la vita con un braccio e l'aveva stretta a sé con una tale vitalità con un tale entusiasmo da far loro perdere l'equilibrio lì, in mezzo a quella folla distratta e confusa, che certo non li notava e che, se li avesse notati, li avrebbe scambiati per due amanti di vecchia data.
Infine Rossella si era staccata, gli aveva preso la mano e se lo era portato via, come un bagaglio appena recuperato dal nastro trasportatore; il ragazzo non aveva opposto resistenza, divertito da tanta sfacciata determinazione. 
Poco dopo erano a passeggio per Trastevere, e si studiavano con lunghi sguardi silenziosi, interrotti da sorrisi, altri baci, brevi frasi di approccio; Edoardo camminava svogliatamente, cercava di assaporare tutto, come si sorseggia lentamente un buon vino per cercare di prolungarne il gusto in bocca: il rumore dei loro passi, il profumo di quella notte, l'allegria rumorosa che rimbombava in ogni vicolo, la mano calda di Rossella che camminava mezzo metro avanti a lui e si girava di tre quarti a sorridergli, senza parlare.
Lui la lasciava andare avanti di qualche passo, quel tanto che bastava per guardarle le gambe e i fianchi e la curva del sedere fasciato nella gonna. E poi se la riprendeva, tirandola a sè. Era abbastanza tardi ma l'oste della trattoria in cui erano entrati non aveva avuto cuore di lasciarli fuori e li aveva serviti con generosi piatti di avanzi, che loro avevano quasi trascurato, troppo
impegnati a recitare la parte di due innamorati; avevano ripreso il filo delle loro conversazioni, solo che, finalmente, fra loro non c'erano più telefoni nè computer, nè centinaia di chilometri di distanza, solo un tavolino con una tovaglia bianca. 

E allora, allora sì, si erano finalmente riconosciuti.

Dopocena rientrarono subito a casa di Rossella; un piccolo sottotetto ristrutturato e niente più, arredato in modo essenziale e raffinato, con due grandi finestre che dall'alto del Gianicolo si aprivano sulla città ancora illuminata.

Era febbraio, ma a Roma sembrava già primavera, ed Edoardo aveva paura di abituarsi troppo in fretta ai profumi, all'aria tiepida e al cielo stellato di quella città, sapendo che presto il freddo di Milano lo avrebbe di nuovo accerchiato senza tregua.

Rossella aveva messo della musica, e ora gli stava parlando con voce profonda e roca, la sua solita voce calda come una carezza lenta e maliziosa; la bocca rossa attirava l'attenzione del ragazzo, al punto che le parole che ne uscivano avevano perso il significato convenzionale, divenivano quasi superflue nella comunicazione fisica che si stava instaurando fra i due.
Edo vedeva le labbra muoversi, socchiudersi, arricciarsi, distendersi e protendersi verso di lui, e il suono basso e perverso delle parole si mescolava alla musica, provocandogli una sorta di vertigine, un capogiro che aveva fatto sovrapporre nella sua mente l'immagine di una bocca e quella di un sesso turgido, umido e dischiuso.

Whole lotta love, Led Zeppelin. Una dichiarazione sufficientemente esplicita, un sottofondo sufficientemente conturbante.

Probabilmente Rossella gli aveva letto nel pensiero, perchè all'improvviso era
scivolata rapida fra le sue gambe e, fissandolo con gli occhi che lanciavano fiamme, aveva iniziato un pompino lento e sfinente, al termine del quale Edoardo le era sgorgato in gola tirandola a sé per la nuca come se in quella bocca, sulla quale aveva fantasticato per tutta la serata, non volesse affondare solo il proprio sesso eccitato, bensì sprofondare tutto sé stesso, ormai strappato all'apatia di quell'inverno freddo e grigio e alla sua patologica sensazione di solitudine.
E mentre la notte fresca svuotava le strade da ogni rumore, inondandole di buio, poche candele facevano da contorno alla notte insonne di quei due amanti improvvisati.
La musica aveva finito di rimbalzare fra le pareti di quella stanza. 
I loro respiri, il fruscio delle lenzuola e della loro pelle nuda, i piccoli cigolii del letto, le loro brevi risate divertite e sommesse, sommesse come solo quelle degli amanti clandestini sanno essere, divennero gli unici suoni ad accompagnare la danza delle loro ombre sulle pareti.
Proseguirono a lungo, spegnendosi lentamente, finché le energie lasciarono il posto al molle torpore che li invase e sorprese, rallentando le loro parole fino ad affogarle nel sonno.

§

Seduta sulla spalletta di un ponte, la ragazza fissava negli occhi Edoardo e sorrideva. Lui le ricambiava lo sguardo sfregando le proprie mani ossute sulle cosce di lei. Cercava di seguire il corso dei propri pensieri, senza perdersi i lampi che uscivano dagli occhi scuri della giovane che aveva di fronte a sé e che non riusciva a smettere di sorridergli.
Entrambi cercavano di dissimulare, con sorrisi, smorfie e brevi risate ironiche e goffe, quella strana sensazione di allegria che li agitava e che li faceva sentire sganciati dal resto del mondo, indifferenti ai romani; a quelli che li sfioravano attraversando il ponte, a quelli che passeggiavano intorno senza notarli, ai turisti che si godevano il pomeriggio mite, ai bambini in maschera, alle macchine che si inseguivano a colpi di clacson sul Lungotevere, alle nuvole che correvano spinte dal vento tiepido, al fiume stesso che scivolava giallastro sotto di loro.
Parlavano come se niente fosse, cercando di evitare l'argomento "la notte passata", timorosi di rovinare con le parole l'atmosfera magica che si era creata dal momento del loro incontro.
Con lo sguardo irretito dallo scorrere ipnotico del fiume e la sigaretta alle labbra, Edoardo ripensava al loro incontro in chat, a come gli era sembrato assolutamente strano e improbabile portare avanti una conversazione prolungata con una ragazza di cui stava cominciando a conoscere l'anima prima ancora che l'aspetto. Ma gli era piaciuta da subito.
In chat di solito incontrava delle persone allucinanti, che non potevano fare a meno di scrivere parole sincopate o con le finali prolungate, infarcendo le frasi di faccine che dovevano colmare la mancanza di argomenti, così che le conversazioni si esaurivano nel giro di pochi scambi.
Rossella no, lei lo aveva provocato, lei aveva giocato con lui, sottraendosi e ricercandolo, concedendosi progressivamente, senza cedere troppo in fretta alla sua curiosità, senza indulgere alla propria.
Con grande stupore del ragazzo, alla fine era stata Rossella a lasciargli il proprio indirizzo di posta elettronica, cosa che lo aveva disorientato, perché gli sembrava così improbabile e strano e inutile continuare una corrispondenza senza prospettive; ma ogni volta che trovava una sua mail si dimenticava di tutto e sprofondava nella lettura, con una avidità di cui si stupiva.
Ora, mentre giocava ad imboccarla tenendo fra le mani un sacchetto di piccole frittelle acquistate in una bottega del Ghetto, spargendole lo zucchero sul suo mento e sulle labbra, fingendo di concederle un boccone per poi sottrarlo all'ultimo, lasciandola con la lingua fuori dalle labbra per aumentare la sua golosità, cercava di ricordare le sensazioni del pomeriggio precedente, quando seduto nella sala d'attesa dell'aeroporto, sfogliava nervosamente il Corriere della Sera maledicendosi per l'ingenua assurdità di quella situazione.
Adesso l'aveva davanti, e non la vedeva proprio, tutta quell'assurda ingenuità.
Vedeva due labbra aperte, rosse e lucide, sporche di zucchero, pronte per essere morse, o leccate, come tutto il resto di lei; così curiosa, così disponibile, così luminosa e allegra e piena di energia.
Allora l'aveva presa per mano, tirata giù dalla spalletta del ponte quasi a forza e ridacchiando e prendendosi in giro erano risaliti a piedi fino a casa.

§
 

La mattina della domenica, Rossella, nuda davanti allo specchio, aveva osservato a lungo il proprio corpo e le tracce della notte appena passata, percorrendo la propria pelle con due dita.
Edoardo, con la faccia piena di schiuma da barba ne scrutava le forme seducenti riflesse nello specchio: il suo corpo atletico illuminato per metà dalla luce della sottile finestra, gli ricordava ancora gli amplessi delle ore precedenti.
Il suo sedere era ancora arrossato per le sculacciate con cui l'aveva percossa prima di rigirarla ed entrare in lei più volte.
Lei aveva riso, ad ogni colpo che subiva, un po' per sincero divertimento, un po' per la sorpresa. Ma si lasciava battere. Per la verità, gli aveva lasciato fare - incosciente - ogni cosa che a Edorardo potesse saltare in mente.
Adesso la giovane donna si teneva un seno nella mano e seguiva con un dito l'impronta bluastra e circolare che i denti di Edoardo le avevano lasciato sulla pelle. Percorreva quel livido sottile e irregolare, come si percorre un tatuaggio appena fatto.
- Tu sei pazzo - disse sorridendo con dolcezza - guarda qui che segno mi hai lasciato!
- Un lavoro ben fatto, direi - sogghignò lui raschiandosi la faccia.
- Sì, ma adesso cosa dico alle mie amiche quando ci cambieremo negli spogliatoi della palestra?
- Risparmiami queste immagini, mi sto già eccitando!
Rossella allungò il piede nella vasca piena d'acqua calda, e scosse la testa divertita; vi si calò lentamente. I contorni del suo corpo tremavano deformati dal vapore. Non per questo era meno bella: Edo se la rimirava riflessa nello specchio: si era sforzato di non immaginarla nei dettagli, ogni volta che le parlava al telefono, ogni volta che le scriveva. Di sicuro non sarebbe riuscito a raffigurarsi quel viso asciutto dal colorito olivastro, né quelle gambe lunghe e sottili, né il seno sodo né tutto il resto.
- Peccato che tu debba già partire, stasera.
Edo alzò le spalle. Odiava le separazioni e i commiati, specie quelle con un lungo prologo: non sapeva che dire.
- Pensavo che. Ora mi prenderai per pazza. Insomma: un mio amico ha uno studio legale, qui a Roma. Potrei chiedergli di prenderti da lui, no?
- Stai scherzando?
- No, lascia perdere, dicevo così per dire, non ti allarmare!
Si immerse completamente nell'acqua e stette in apnea per quasi un minuto. Riemerse.
- Certo, mi aspettavo magari una reazione diversa.
- E' che ci eravamo rpomessi di non costruire proiezioni sul futuro.
- Il fatto è che credo di essermi innamorata di te.
- Oh-cazzo!
- Però! niente male come reazione! Sono impressionata!
- Dai, Rossella, non rovinare tutto con il sentimentalismo! E' stato bello, vero, questo week end?
- Appunto, è stato bello: perché non continuare?
- No: è meglio di no.
- Perché?
- Perché no.
- Beh, non è una gran risposta.
- Perché so già come va a finire. Stiamo bene, ci troviamo interessanti: allora uno dei due decide di innamorarsi, e convince l'altro. E poi io conosco meglio te e tu conosci meglio me. E io mi affeziono a te, so come sono fatto. Magari mi trasferisco anche a Roma, perché no? E' una città bellissima e tu sei qui e sei quanto di meglio un uomo possa desiderare. Allora io comincio a pretendere da te cose che adesso non mi sognerei mai di pretendere, no?
- Ma.
- E a questo punto si creano un sacco di aspettative reciproche.
- Per esempio?
- Per esempio tu pretenderai la mia presenza, e io la tua. E ci prenderemo come punti di riferimento. E comincerai ad aspettarti che ti telefoni. Che ti capisca sempre. Che dica sempre la cosa giusta. Che ti sia d'appoggio. Che sia dell'umore giusto. E come te, anche io. E, a un certo punto, non ce la faremo più a corrispondere a tutte queste pretese, capisci?
- Non sono sicura di capire, scusa.
- Aspettative, Rossella, sto parlando di aspettative. Le aspettative mi schiacciano: mi schiaccerebbero le tue, perché so che ti deluderei, sono bravissimo a deludere le persone, io!
- Ma chi ti dice che succederebbe?
- Succederà, vedrai: e tu farai lo stesso con me.
- Ma che ne sai?
- Lo so, perché, se mi faccio coinvolgere da una persona, divento esigente; pur non avendone diritto. Presto o tardi mi accorgerò che le mie proiezioni hanno distorto la realtà: questo mi darà solo un senso di solitudine pazzesco. Sensazione che odio, la vivo regolarmente, e la voglio evitare. E' un paradosso, lo so, ma appena mi lego ad una persona mi sento solo.
- Edo, è davvero paradossale quanto dici!
- Lasciamo perdere l'amore, tanto. L'amore è un'utopia surrettizia, per giustificare tutto il resto.
- Ok, fai come se non avessi parlato.
- Bene. Dammi un bacio.
Tornò a guardarsi nello specchio, per rifinire la rasatura, e per un momento intravide una strana smorfia che gli increspava la bocca di crudeltà, e non si riconobbe.


§

La notte di Linate lo accolse a braccia aperte: le luci gialle di viale Forlanini si facevano largo a fatica nella nebbia densa. Il taxista guidava svogliato, ascoltando la partita alla radio. Portava un cappellino da benzinaio e masticava una gomma americana al mentolo.
Edo teneva gli occhi chiusi e il capo contro il sedile, cercava di farsi cullare dalla voce monocorde del radiocronista e dal movimento impercettibile dell'auto. Dentro la testa gli ribolliva un magma: sopra ogni cosa - ancora una volta - la bocca di Rossella; ma questa volta le sue labbra erano stiracchiate in un sorriso di plastica, quasi una ghigno, mentre lo salutava.
Gli risuonava nella testa quello che la giovane donna gli aveva detto prima di andarsene, per assecondarlo o forse per convincere sé stessa: "Salveremo il ricordo di questi giorni".
Adesso, però, con tutta quella nebbia intorno, non riusciva più ad avere le idee tanto chiare.

lunedì 4 marzo 2013

GRILLOFOBIA

In un articolo stranamente ispirato, qualche settimana prima delle elezioni, Concita De Gregorio esortava Bersani e gli altri leader PD a voltare le spalle al palco di Beppe Grillo sotto cui - metaforicamente, é ovvio - si assiepavano quotidianamente, e a guardare invece la folla che assisteva ai comizi del fondatore di M5S.
Questa esortazione, felice tanto quanto inascoltata, metteva a nudo quello che é il vero limite del Partito Democratico, lo stesso limite che ha trasformato in vittoria di Pirro quello che sei mesi fa si annunciava come uno strepitoso trionfo elettorale del PD: l'incapacità della sinistra moderata di individuare e rappresentare le esigenze di quel folto elettorato senza patria nè tutela che non si riconosceva nelle linee guida dell'Unione Europea, che non apparteneva al ceto elevato, che non condivideva gli interessi di banchieri e di industriali o liberi professionisti, che non voleva più dover assistere alla fiera dei privilegi della casta, che voleva tutelare il proprio diritto al lavoro dagli assalti dei potentati identificatisi in Mario Monti.
Bastava raccogliere il mal di pancia di questa grande componente dell'elettorato, cavalcare una politica di sinistra, offrire soluzioni meno arzigogolate di quelle portate avanti in campagna elettorale, e vincere, sottraendo voti a Grillo e alla stessa Lega Nord, che ha paradossalmente fatto campagna elettorale parlando di aliquota al 75% sui redditi più elevati con cui finanziare un livello soddisfacente di servizio pubblico. Mentre al contrario Fassina, sì la mente economica del PD, parlava di congelamento degli aumenti salariali, mentre Bersani si affannava a rincorrere Monti come se fosse il Messia, mentre il PD tutto - ad ogni comizio o tribuna elettorale - si riempiva la bocca con l'Unione Europea, contendendo allo stesso Mario Monti (che un giorno inseguiva e il giorno dopo contrastava) il millantato gradimento di Angela Merkel.
Così, in questa assenza di argomenti cari alla sinistra tradizionale, Grillo e i suoi adepti del Movimento Cinque Stelle, con una campagna elettorale aggressiva, ficcante e concreta, si sono portati a casa un quarto dei votanti.
Ora i (pre)giudizi sul M5S si sprecano, in una ridda di banalità e snobismi da far accapponare la pelle: si farnetica sul fatto che Grillo sia un comico - come a dire che in democrazia un comico non possa fare politica; sull'inesperienza dei parlamentari a 5 Stelle - avvalorando involontariamente la teoria secondo cui sia meglio tenerci la sflza di gattopardi che da decenni popola le stanze del potere; sulla loro giovane età, che sembra renderli dei dilettanti.
E via così, in una serie di interminabili luoghi comuni che fanno perdere di vista la realtà dei fatti: che é quella di una Nazione in attesa di una svolta, di un rifiuto del conformismo ideologico filoeuropeista, liberale e liberista, al quale da decenni abbiamo dovuto piegarci senza vedere miglioramenti per le nostre esistenze.
A me Grillo non piace: l'ombra-Casaleggio; il comportamento ottusamente autoritario tenuto nei confronti di alcuni grillini che hanno espresso serenamente idee non in linea con i diktat del fondatore; l'aggressività di una certa parte della base che vive la politica come una specie di guerra santa; tutti questi elementi mi lasciano dubbioso su questo partito appena entrato in Parlamento. Parte della base é composta da fanatici aggressivi e di invasati. E altresì vero che i grillini che ho conosciuto direttamente o indirettamente sono persone pignole e preparate, che vivono la politica in modo cosciente e che cercano di portare avanti un'idea innovativa basata su pochi punti. E chiari.

Non per niente, ora, il PD - una macchina burocratica pesante e antica per quanto di recente costituzione - sta ora facendo propria la battaglia sull'abolizione dei finanziamenti pubblici, tanto per fare un esempio. Non la sta portando avanti spontaneamente; usando una figura abbastanza usata, sta chiudendo le porte della stalla quando i buoi sono già scappati.

I buoi sono l'elettorato; quello - almeno - che non ha stupidamente votato per Berlusconi, per il quale c'é un discorso da fare, ma non in qauesto post. Tornando ai voti dati ai grillini, si tende a bollarli con superficialità come voto di protesta.

E certo, é un voto di protesta! Ma non per questo deve avere meno valore! In ogni dove una mente un po' lucida avrebbe potuto cogliere il malessere di gran parte della popolazione. La disoccupazione, il precariato crescente, il calo dei consumi, l'imposizione fiscale, i problemi delle periferie e quindi dell'ambiente sono punti che avrebbero dovuto essere esplorati in modo approfondito, anziché ammiccare a Berlino e Bruxelles come un qualunque partito liberale. 

Bastava raccogliere questo malessere, appropriarsene e difenderlo senza ipocrisie nè slogan facili, e costruire una politica seria.
Il PD non lo ha fatto ed ora guarda inebetito e un po' invidioso l'entusiasmo fragoroso di questi giovani Deputati e Senatori. Ora funzionari ed elettori del PD cercano di mascherare l'invidia e lo stupore di questa débacle; perché, non raccontiamoci favole: per il PD questa é una débacle in grande stile; quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e quando in seguito ha fatto cadere il governo Monti, il PD aveva la vittoria in mano; cosa abbia fatto da lì al giorno delle elezioni é un mistero; minimizzano il valore politico di M5S, insinuano dubbi sulla qualità degli eletti; fanno gli schizzinosi sulla base schierata con Grillo, come se la base elettorale del PD fosse composta in assoluto da menti elette. Approcciano cioé ogni avversario con lo stesso atteggiamento altezzoso che li ha portati sempre alla sconfitta.

Sottovalutare l'importanza del mandato che i grillini hanno ricevuto da un quarto degli elettori é una cretinata che potrà nuocere non solo al PD ma al Paese stesso. Ci pensino, e decidano se vogliono fare l'ennesimo partito di destra - perché recentemente é quello che hanno fatto con un comportamento snob e schizzinoso da intellettualoidi dell'aria fritta - o se finalmente vogliono sporcarsi le mani con delle battaglie sociali.