lunedì 4 febbraio 2013

LEVIATANO [un maledetto racconto erotico]


Bello questo locale, non ci ero mai stato. E che bella gente!

Guarda quella: sì, quella lì seduta sullo sgabello con quelle cosce lunghissime. E quella gonna cortissima! Hai visto? Le si vedono i capezzoli sotto la camicetta sottile, accidenti.
Ehi, sta guardando di qua! Gran-bella-figa!
Ma non è niente rispetto a Emma, no davvero.
Adesso ti racconto tutto, sì. Aspetta, mi accendo la sigaretta. Ah, una Marloboro rossa, è tanto che non ne fumavo una.
Emma dicevo.
Sì, sì. L'ho conosciuta a uno dei soliti aperitivi, sai com'è, no? Amici, colleghi, amici di amici, e io mi trovo davanti questa ragazzetta, dal viso di angelo-bambina e dal corpo di diavolo-puttana. Capelli rossi, occhi azzurri, un fisico asciutto e nervoso. Profumava di bubble gum alla fragola. Fantastica. Ci ho parlato tutta sera, le solite cose che si dicono all'inizio, no? Da dove vieni, cosa fai, dove hai fatto l'università, dove andrai in vacanza. Un bicchiere tira l'altro e arriva l'ora di tornare a casa.
"Ti accompagno" dico io. "Perchè no?"mi risponde allegra, quasi sorprendendomi. E finisce che passiamo la notte in macchina a parlare. A parlare, ho detto! Cos'hai capito? Sì, abbiamo solo parlato e nessuno dei due voleva andarsene. Quindi decidiamo di rivederci. Tu mi conosci, no? Insomma, voglio dire, sai bene che sono uno che va subito al sodo. Eppure, stavolta sentivo che non sarebbe stato così. Emma aveva qualcosa di diverso. Adesso tu dirai che è una stronzata, ma è come se avessi miracolosamente incontrato la donna angelicata. Mi piaceva guardarla negli occhi, parlarle, stare con lei. Vedevo la sua parte spirituale, e questo mi bastava, e piaceva. E dai, non ridere!
Giuro, non miravo a scoparla.
Per carità, certo che la vedevo, non è che non mi accorgessi di come fosse fatta. Quando le stavo vicino a volte mi veniva voglia di saltarle addosso, ma - quello che voglio dire - è che...mi piaceva...anche solo starle vicino. E poi era sposata. Sì, non te l'ho detto. Sposata, sì. E di fresco. A-ha. Una ragazzina con il classico sogno appena realizzato, l'anello, l'abito bianco e tutto il resto. Eppure era lì, in macchina con me. Alle tre di notte.
Il marito? Boh, era via. Era sempre via, quello. Fatto sta che abbiamo incominciato a vederci sempre più spesso.
Oh, ma questa musica non è un po' troppo  alta? Faccio persino fatica a sentire cosa dici!
Comunque, stavo dicendo, abbiamo incominciato a vederci con una frequenza assurda. Pensa, io mi inventavo ogni genere di pretesti al lavoro, per poter uscire e incontrarla. Anche solo per passare un'ora, un'ora e mezza con lei. Ogni occasione era buona. Non è che facessimo chissà che. Passeggiavamo, ci tenevamo per mano. Parlavamo di libri, di film. Di musica. A volte, solo ci guardavamo negli occhi. E tanto bastava.
Ridi, ridi pure. Ma è così. Sì, eravamo diventati amici. Chissà perchè quando si parla di amicizia fra un uomo e una donna si entra nei soliti discorsi-cliché, sulla possibilità o meno che questo accada. Sui reali risvolti di quest'amicizia. Come se l'unico territorio adatto ad ospitare un incontro fra un uomo e una donna debba essere per forza un letto. Ci dev'essere sempre di mezzo il sesso, Cristo!
E, di fatto, anche in questo caso il sesso ha invaso la scena. E in modo fragoroso! Lo so, era inevitabile che prima o poi andassimo a letto. Ma non era programmato niente. Non da parte mia. E nemmeno dalla sua, credo. Io stavo seguendo una strada abbastanza nuova e sconosciuta, per me.
Stavo incominciando a provare qualcosa...sì, sì, prendimi in giro, ma io mi stavo affezionando a Emma. Ok, affezionando è un termine più adatto ai cani che non alle persone. Ma se ti dico che mi stavo innamorando...tu cominci a sbellicarti dalle risate e io non riesco più a raccontare!
D'accordo, diciamo che mi stavo innamorando, ok?
Quando non potevo vederla perchè suo marito era nei paraggi, o io avevo da fare, sentivo la sua mancanza in modo brutale. E poi, dopo un bel po' di mesi passati così, c'è stata la svolta.
Ma non ti immagini nemmeno quale!
Un giorno, non so quanto volontariamente, Emma ha iniziato a giocare con me il gioco della seduzione. Figùrati, con me! Io che ho già gli ormoni che vanno in subbuglio se solo vedo un paio di cosce scoperte.
Oh, a proposito: quella dello sgabello sta ancora guardando da questa parte. Fuma quella sigaretta come se dovesse succhiare un uccello! E dimmi che non sta facendo apposta per provocare, la stronza...ecco, vedi? Mi sto già arrapando!
Tornando a Emma, un giorno di punto in bianco, ecco che si mette a giocare con me. Lo spunto deve averlo preso da un libro che le avevo consigliato, un libro di Paul Auster, credo. Fatto sta che una sera in cui dovevamo vederci, mi scrive dicendo che avremmo fatto un gioco, che lei aveva battezzato "come mi vuoi": sarei stato io a scegliere il suo abbigliamento per quella serata, optando fra una delle due alternative che mi proponeva per ogni capo di abbigliamento. Che ne so: pantaloni o gonna. Scarpe con tacco o basse. Biancheria con pizzo o sportiva. Bianca o nera. Collant o autoreggenti. Hai capito, no? Un gioco, un gioco apparentemente ingenuo, ma che mi intrigava tantissimo, come se io potessi disporre di lei liberamente.
Lo sai come sono cerebrale, no?
E abbiamo proseguito tutto il pomeriggio portando avanti questo gioco! Immaginati la scena: ero in riunione con dei clienti tedeschi, e sul cellulare mi arrivavano i suoi sms che mi chiedevano di scegliere fra la minigonna di pelle e la gonna lunga, fra le calze a rete e quelle velate. Fra il rossetto e il lucidalabbra o fra i capelli raccolti o sciolti sulle spalle.
E quello che mi faceva impazzire è che io ero si-cu-ro che lei avrebbe assecondato le mie richieste, ed ero certo che anche lei fosse eccitata quanto me. Sono arrivato all'appuntamento su di giri e quando l'ho vista ho capito che non me ne sarei tornato a casa senza aver sentito la sua pelle sulla mia, senza aver assaggiato il suo sapore, senza essermela scopata, insomma.
Fu una sera lunga e convulsa, adesso come adesso faccio perfino fatica a delinearne i contorni! So solo che fu stupendo, come farlo per la prima volta.
Ah, devo bere qualcosa: per piacere chiami una delle ragazze delle ordinazioni, se la vedi?
L'unica cosa che ricordo in modo chiaro è che ad un certo punto mi stavo muovendo lentamente dentro di lei, guardando questi suoi occhi azzurri, grandi e freddi come un lago canadese e sentivo il suo odore, aspro e denso che mi pizzicava le narici e mi trapanava il cervello. Lei teneva le labbra serrate e mugolava piano, inespressiva e congestionata.
Accidenti. Accidenti! E poi, dopo, mentre eravamo abbracciati, nudi, al buio, con la sua schiena aderente al mio petto e le mie braccia a cingerla, abbiamo iniziato a parlare e lei mi ha mostrato uno strato ancora più profondo e intimo e segreto.
Senti qua: parlando a bassa voce e stando raggomitolata contro di me mi spiega che in passato aveva avuto alcune esperienze di sottomissione, e che ancora è attratta da quell'universo.
Oh, parlava di BDSM, capisci?
Ecco, adesso non metterti a sbavare. Ma perchè noi uomini reagiamo sempre così? Incontriamo una ragazza che fa BDSM e noi a prescindere da tutto il resto andiamo fuori di testa, passando subito alle conclusioni, ci facciamo delle costruzioni mentali su di lei e su quello che possiamo farle fare. Il fatto è che anche io, più o meno, mi sono comportato così.
Voglio dire, avevo davanti questa ragazza stupenda, con la quale c'era un'intesa profonda, che mi piaceva da impazzire e che mi mostrava questo lato segreto: in modo chiaramente esortativo, poi! Hai capito o no? Lei me lo stava raccontando quasi per invitarmi a giocare con lei, proprio come aveva fatto tutto il pomeriggio, ma in modo estremo.
Ti dirò: a dirla tutta a me il bdsm, o il sado-maso, o chiamalo come ti pare, ha sempre lasciato un po' freddo. Non che ne avessi una conoscenza profonda, no. Cioè, avevo visto delle foto di 'sta gente incappucciata, incatenata, con borchie e pinzette e segni un po' dappertutto, ma mi era sembrata una mascherata un po' squallida e degradante. E ora mi trovavo davanti questo angelo che per quanto in modo indiretto e sottinteso, mi chiedeva se avessi voglia di essere coinvolto in questo gioco.
Scusa un secondo, ecco la ragazza: ehi, qua, mi porta qualcosa da bere? Non so, un whisky, per esempio. Quale? Mah...un Caol Ila, lo avete? Perfetto. No, no: liscio, senza ghiaccio! Grazie.
Eccomi, dove eravamo rimasti?
Ah, sì. Insomma, non che la cosa sia partita subito, io non sapevo proprio cosa fare, e non ero nemmeno certo che lei volesse questo da me. E poi scopavamo già benissimo così, era davvero la fine del mondo, la ragazza: disinibita, mai volgare o sopra le righe. Allegra, disponibile. Giuro, non si poteva chiedere di più. Del bdsm ne abbiamo parlato a lungo, più che altro lei sembrava aver voglia di raccontarsi, di raccontarmi.
Poi un giorno, stavamo scherzando e ridendo a proposito di non so più quale argomento, e io me ne sono uscito con una frase del tipo "ti dovrei sculacciare, per questo". Ti giuro che non avevo in mente niente, ma lei mi ha guardato seria e mi ha detto "Vuoi farlo?"
Sono rimasto imbambolato qualche istante, sul punto di essere inghiottito dalla vertigine delle sue pupille dilatate e poi ho risposto "sì".
Non ci crederai: Emma, così fiera, me la ricordo ancora, si è alzata e si è chinata sul tavolo a gambe divaricate, puntellata sui gomiti e ha lasciato che le sollevassi la gonna e la sculacciassi. Non so quante volte l'abbia colpita, quel giorno. Lei contava e io picchiavo, con la mano aperta, e più la battevo più avevo voglia di batterla, inebriato dal tremolio crescente della sua voce che scandiva il numero di colpi ricevuti e dal rossore che gradualmente colorava e scaldava il suo culo tondo e sodo. Non sapevo come si facesse, non avevo mai colpito una donna. Improvvisavo.
Tu dirai "chissà com'era offesa dopo".
Macchè! Mi ha sorriso, mi ha baciato e mi ha detto "per essere un principiante hai una mano molto ferma". Sinceramente pensavo che la storia fosse finità lì, il gioco di un giorno. E invece era semplicemente l'ingresso di un labirinto incidentale in cui ci siamo persi entrambi.
Rapidamente il nostro rapporto si trasformò in una sfida fra me e lei. Il gioco constava di due ruoli: io dovevo proporre le cose peggiori che mi venissero in mente e lei non doveva sottrarsi.
E lei era bravissima ad accettare le sfide, addirittura a rilanciare. Curiosa di conoscere un altro limite, di vedere come andava a finire. Non che si facessero chissà quali cose, adesso non ti immaginare orge o tutte quelle cazzate che vedi nei film porno (lo so che li guardi, non dire di no). Però era un'escalation di piccole e o grosse torture che mi divertivo ad infliggerle nei momenti più improbabili, sia che fossi lì con lei, o semplicemente con sms dal tono secco e perentorio.
E lei si divertiva a mostrarsi docile e ubbidiente.
Adesso, tu sicuramente starai pensando di avere a che fare con un pazzo. Boh, non so cosa dirti: forse hai ragione, se pensi questo. Il fatto è che io giorno dopo giorno scoprivo questo lato sadico di me. Perdìo, chissà da quanto lo covavo dentro e lo mimetizzavo, nascondendolo sotto tonnellate di buone maniere e di comportamenti formali!
Sai, di fatto io ero il master e lei la slave. Sì, mi ha insegnato anche questa terminologia. Buffa, vero? Anche io la trovo sempre un po' ridicola. La mia piccola schiavetta, la chiamavo...eppure, a pensarci bene, era lei che stava plasmando me, era lei che stava liberando questo fottuto mostro che si nascondeva dentro di me.
Un leviatano, ecco.
Cazzo, sapessi cosa non le facevo! Hai mai legato una ragazza in modo da costringerla immobile e con tutte le sue belle cose esposte ed accessibili, e poi torturata usando uno spillone o che ne so, un pennino d'argento? Beh, io sì. La stuzzicavo con questa punta acuminata sulle parti più sensibili dell'intimità, tutt'intorno al buco del culo, sul clitoride.
E più la sentivo mugolare da sotto il bavaglio, più mi divertivo a infierire. E più infierivo più sentivo di amarla. E più la amavo più desideravo infliggerle altre torture.
Ah, finalmente è arrivato il mio whisky. A furia di parlare mi si è seccata la gola. Hai mai assaggiato il Caol Ila? E' un single malt, invecchiato in botti di rovere ricoperte di torba. Provalo, ha un sapore fantastico.
E' che ormai per me il whisky è inevitabilmente collegato a Emma. Sai, a volte mi divertivo a spennellarle il sesso di whisky e poi la guardavo rabbrividire mentre il bruciore la infiammava tutta. E poi ne gustavo il sapore direttamente da lei.
Come? Dici che ho bisogno di farmi curare? Sì, lo so. Può darsi, almeno.
La verità é che non sono più io. Questo è ciò che lei ha fatto di me. Io credevo di dominarla, e invece è lei che mi ha conquistato, e sottomesso. Ironico, non trovi? Pensa che ero arrivato al punto che non potevo fare a meno di torturarla prima di scoparla, e poi la scopavo con foga animale, ebbro di questo possesso che si stava estendendo, sul suo corpo e sulla sua mente, inconsapevole della dipendenza che stavo sviluppando per lei.
Poi, un giorno, mentre si ripuliva le labbra dopo l'ennesimo fantastico pompino, si lasciò scappare un'ammissione. Senti un po': "Penso di amarti - mi disse - almeno: parafrasando quello che provo per te con il tuo codice espressivo, io ti amo".
Capisci? Ha detto proprio così: non ha detto "ti amo". Ha usato questo cazzo di giro di parole. Eppure era un'ammissione sorprendente, che avrebbe dovuto lusingarmi.
Fanculo!
Non me lo aspettavo da lei: ero io quello aperto e scoperto. Lei era ermetica. Sigillata. Inaccessibile. Fui sorpreso. E questa sorpresa mi fece un effetto strano, inaudito. Fu come se mi si fosse sollevato un sipario da davanti agli occhi, e non vedevo più Emma la dea, o la schiava seducente e inarrivabile: vedevo solo una sciocca, vacua, debole ragazzetta sentimentale.
E i mugolii che le avevo strappato prima, con il sesso o le torture, non avevano più nulla di eccitante e sconvolgente, ma erano solo degli strilli sguaiati e orrendamente goffi. E incominciai ad odiarla. La odiai per aver liberato il leviatano che avevo soffocato dentro di me, la odiai per aver imbrattato la sua immagine rarefatta dalla bellezza con le macchie indelebili del gioco degradante che mi aveva proposto. La odiai per avermi scelto come semplice compagno di giochi, restando in bilico fra me e il suo inutile matrimonio. La odiai per aver creduto all'immagine che mi aveva somministrato per mesi.
E riuscii a dirle tutte queste cose, con durezza, senza scompormi, tutto d'un fiato. E mentre le parlavo, fu come se il leviatano che si era sprigionato dalla mia anima sprofondasse polverizzandosi in un abisso infinito, liberandomi.
Ecco, questo è tutto, mi restano in mente ancora le sue ultime parole, dette con una voce sottile e impersonale "Pensavo fossi una persona migliore".
Cosa devo dirti? Probabilmente si sbagliava.

16 commenti:

  1. L'ho letto due volte,in due giornate differenti.... per comprenderlo meglio, si presta ad un'analisi approfondita.
    B.

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  2. «Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così».

    Italo Calvino, “Il barone rampante

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  3. Per un attimo ho capito quanto ti amavo, è stata una sensazione così intensa che ne ho avuto gli occhi pieni di lacrime.
    Sentirti non mia, ma addirittura parte di me, una cosa che respira e che niente potrà distruggere se non la torbida indifferenza di un’abitudine, che vedo come l’unica minaccia.

    Michelangelo Antonioni - La Notte (1960)

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  4. Forse la fortuna fece sì che ci trovassimo fra le mani un amore eccezionale e io non avessi più bisogno di inventarlo, ma solo di vestirlo a festa perché durasse nella memoria, secondo il principio che è possibile costruire la realtà a misura dei nostri desideri.”
    da Eva Luna di Isabel Allende

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  5. Con il naso sul suo collo ringraziai la fortuna di essere incappata per caso nell’amore che dopo tanti anni conserva ancora intatto il suo splendore... La somma dei giorni, dolori e gioie condivise, era già il nostro destino.”
    da Amore
    Isabel Allende

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  6. Io non vi amo né tanto, né a tal punto, né fino a…
    io vi amo così.
    (Non vi amo tanto, vi amo come).
    Oh, molte donne vi hanno amato e vi ameranno con maggior forza.
    Tutte di più.
    Nessuna così.

    M. Cvetaeva

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  7. Il 'tuo' Leviatano l'ho letto e riletto due volte, in giorni diversi.
    Prescindendo da aggettivi più o meno erotici, da immagini descritte che possano rimandare - ai più - un piacere vissuto a tutto tondo e una liberazione emotiva e psicologica, io in quel palesarsi di bisogno di possesso fisico e mentale, ci ho letto tanta tristezza.
    Non so se ti è capitato mai di essere coinvolto, di farci l'amore, di essere anche compatibile sessualmente, ma poi, raggiunto l'orgasmo e l'onnipotente senso di Nirvana, una profonda sensazione di vuoto, di disorientamento, di fastidio. Della serie: " ma lei chi è? Cosa ci faccio qui?
    Raggiunto il piacere ci si sente soli. Perché si è, soli, evidentemente.
    Ecco.
    (Ti abbraccio forte)

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  8. Il racconto mi è piaciuto molto e in parte mi ci sono ritrovata...non so chi dei due si senta più solo, ma se non c'è nulla che lega queste due persone, credo che alla fine il senso di vuoto travolga entrambi.

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  9. Vi ho amata:l'amore ancora ,forse,
    Non si è spento del tutto nella mia anima;
    Ma non voglio che esso vi inquieti ancora;
    a nessun modo vi voglio rattristare.
    Vi ho amata silenziosamente ,senza speranza,
    Oppresso ora dalla timidezza,ora dalla gelosia;
    Vi ho amata cosi sinceramente,cosi teneramente,
    Che Dio vi conceda di essere cosi amata da un altro.
    Aleksandr Puskin 1829

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  10. Risultato parziale: ti voglio bene. Risultato totale: ti amo
    Julio Florencio Cortázar (1914 – 1984)

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  11. Non parla più di lui.
    Però lo pensa spesso e, anche se con un penoso rancore,
    ogni giorno ci sono mille occasioni in cui le manca.
    Le si insinua dentro a tradimento, quel momento di perdita irrevocabile, quel vuoto, una mano crudele che le stritola
    il cuore con dita di ghiaccio.
    Anita Nair (L’arte di dimenticare)

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  12. l'amore rende il sesso malato https://www.youtube.com/watch?v=XXmlJQN5Pm8

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  13. Alla fine,
    tutte le passioni sono tragiche,
    tutti i desideri maledetti,
    perché
    si ottiene sempre meno
    di quel che si è sognato.
    Irène Némirovsky, “Jezabel”
    Irène (vero nome Irma Irina) Némirovsky (1868-1932)

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  14. Poichè non mi veniva nessuna parola
    (la parola era "addio", ma non riuscivo a dirla)
    ti ho dato il mio silenzio
    ed ho ascoltato il tuo,
    e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
    e ancora gioia, mentre accettavamo,
    come la terra, un nostro tempo di neve,
    bianco grembo d'attesa delle future estati.
    Nessuna parola - Margherita Guidacci

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