lunedì 18 febbraio 2013

POVERA PATRIA


Carnevale é passato, la Quaresima é arrivata. Fra una settimana si vota e presto si spegneranno gli echi di questa campagna elettorale inutile e deprimente, che del Carnevale ha rispecchiato l'assenza di serietà e la trasfigurazione del travestimento. Niente di ciò che é stato detto é vero, tutto ciò che c'é di reale é stato celato. Celato dietro la maschera di false promesse o affermazioni clamorose smentite il giorno successivo.

La realtà ha la faccia triste di problemi nuovi e antichi, endemici della nostra Nazione o importati dall'appartenenza all'Unione Europea: la flessione dei consumi, la disoccupazione, lo strapotere delle banche e della finanza; la mancata ripresa economica, lo spread galoppante, l'immoralità di chi ci governa.

Durante questi due mesi di campagna elettorale é stato detto di tutto pur di non parlare di programmi; parlarne in modo serio, in modo costruttivo e prospettico, intendo. Ogni leader di coalizione é riuscito nell'intento di confondere le acque, di smentire ciò che aveva affermato il giorno precedente; di accusare l'avversario politico di colpe che erano le proprie.

Tutto ciò con lo scopo - credo intenzionale - di distogliere l'attenzione dell'elettore dal vuoto deprimente di idee e di soluzioni.

Ad un certo punto ho addirittura sentito Fassina - l'economista del PD - parlare di congelamento degli stipendi: una totale confusione mentale! Un politico di sinistra che fa questo genere di affermazioni senza che il capo della sua coalizione gli rifili un calcio nel culo é l'emblema del caos - anzi - del sottovuoto ideologico nel quale il nostro Paese sta naufragando.

Si é parlato tanto di alleanze dopo il voto, perché solo alleanze innaturali potranno consentire, al Parlamento che verrà, di esprimere una maggioranza.

Una maggioranza traballante che voterà la fiducia ad un Governo ostaggio di ricatti, di compromessi, di veti incrociati. Che prenderà provvedimenti salomonici e ininfluenti. Da Bersani a Monti a Berlusconi, tutti fanno professione di pragmatismo e si rassegnano a mediare per trovare un punto di contatto che garantisca loro una quota condominiale di potere. Mentre Grillo pontifica con un piglio delirante che fa rabbrividire qualsiasi mente ancora sana, nonostante tutto.

Nessuno sembra essersi accorto che l'elettorato avrebbe voglia di qualcuno che proponga un progetto serio e a lungo termine, a cui poter affidare una maggioranza più che relativa di voti: basterebbe parlare di cose concrete, di come porsi nei confronti dell'UE, di come garantire posti di lavoro, di come ridare fiato all'economia. Di come affrontare la questione morale. Di come dare slancio all'industria senza trasformare i lavoratori in schiavi in quotidiano equilibrio instabile. 

Invece appare ineluttabile a chi si candida che il ruolo del Presidente del Consiglio sarà quello di osservare scrupolosamente le indicazioni provenienti da Berlino e da Bruxelles: un satrapo del potere centrale europeo. Che tristezza, siamo diventati una provincia periferica dell'Impero, terra di conquista di avventurieri e mercenari.

Cammino per le vie della mia città ed osservo i manifesti elettorali. Volti, slogan colori, simboli. Per la prima volta percepisco con chiarezza una realtà spaventosa: nessuno di coloro che si candida ha intenzione di fare il bene del Paese; nessuno intende portare avanti un ideale; nessuno ha più l'illusione di poter cambiare le cose. Semplicemente spera che venga il proprio turno per infilare le mani nella cassaforte e arraffare quello che resta da arraffare. Poco ormai, solo le briciole.

E non é qualunquismo, il mio: ciò che é avvenuto alla Regione Lombardia sotto l'ultimo mandato di Formigoni é la lapide di questo sistema. La magistratura ha scritto l'epitaffio. Prima la Lega, poi il PDL sono finito nell'ennesimo scandalo. Ma poi si é scoperto che anche i consiglieri dell'opposizione, compresi quelli del PD, gonfiavano le note spese, abusavano della propria posizione, godevano dei privilegi illegittimi che la condizione di eletti al Parlamento Regionale dava loro.

Intorno ad ogni cadavere si affollano sciacalli, avvoltoi e parassiti di ogni genere.

E lo Stato - inteso in senso lato - é ormai un cadavere. Considerazione che indurrebbe a votare per quel beccamorto della Finanza Mondiale che é Mario Monti, quello che io considero senza dubbio il pricolo pubblico numero uno di questa tornata elettorale. MM é l'uomo delle banche. Ha un'apparenza rispettabile, ha competenza. Ma il suo fine ultimo é raccapricciante, perché ha alle spalle i grandi banchieri europei e persegue insieme ad altri come lui il fine ultimo di stritolare le popolazioni dell'Unione Europea per instaurare un regime che Pannella definirebbe plutocratico. A differenza di Berlusconi che cerca la vittoria in queste elezioni per tutelare interessi individuali, Monti fa parte di un disegno molto più ampio ed inquietante.

IL PDL si é rinvigorito grazie alla campagna elettorale basata sull'iperbole continua, sull'insulto, sulla provocazione. In questo é maestro. Il problema sta nel fatto che ancora un elettore su tre é disposto a prenderlo sul serio.

Bersani, sul quale pensavo di poter riporre qualche aspettativa, é sprofondato nelle sabbie mobili del suo stesso partito, un partito che non ha ancora scelto cosa vuole essere e si é quindi disintegrato nell'incoerenza di voler tenere un piede nella staffa di Vendola e un piede nella staffa di MM. Un PD che ha troppe anime, ma nessuna limpida.

Tralasciando i populismi leghisti e grillini che - come ogni forma populista - nascondono ipocrisie grossolane, quello che resta sono piccoli movimenti talmente inconsistenti da considerarsi voti sprecati. Ingroia, Di Pietro, Giannino.

Questo é il panorama che ci attenderà nella cabina elettorale: polvere alla polvere, cenere alla cenere. Povera Patria.

giovedì 14 febbraio 2013

IL GIOCO DI PRESTIGIO


 
In economia con il termine aspettative si intende l’insieme delle previsioni avanzate dagli individui, sulla base delle proprie informazioni e delle proprie intuizioni, circa l'andamento delle variabili economiche nel futuro. Sulla base delle informazioni a propria disposizione, quindi, ciascun individuo compirà delle scelte preventive per adeguarsi agli eventi che crede di prevedere: ci sarà una carestia, allora faccio provviste; salirà il prezzo del petrolio, faccio il pieno di benzina oggi, e così via anche e soprattutto su larga scala.
 
 
E' evidente che - sulla base di questa teoria, che in economia é ineluttable come la gravità lo é in fisica - chi dispone di maggiori informazioni o chi é nella condizione di gestire l'informazione si trova in una posizione non solo influente, ma persino dominante.
 
 
Sulla scorta di quanto appena affermato, sono convinto che da cinque anni a questa parte sia in atto uno spettacolo di illusionismo ai danni dei cittadini di gran parte dei Paesi occidentali: scopo di questa messa in scena é la conquista del potere da parte dell'élite finanziaria mondiale.
 
 
Nel 2008 - sfruttando la presunta bolla dei mutui subprime, ossia finanziamenti non garantiticoncessi dalle banche americane a favore di chi acquistava una casa - è stata diffusa artatamente la notizia che il sistema bancario americano fosse a rischio. Pertanto i governanti di quasi tutti i Paesi occidentali si sono sentiti autorizzati  ad adottare provvedimenti d'emergenza a garanzia della solidità delle banche. Tutto ciò con il dichiarato quanto apparente intento di proteggere gli interessi delle nazioni. In realtà era l'inizio della partita a scacchi con cui la finanza intendeva stringere la morsa sulle nazioni più vulnerabili e chiudere i conti una volta per tutte.
 
 
Il primo provvedimento fu una politica di stretta monetaria collegata al vincolo del pareggio di bilancio, ossessione della massoneria finanziaria che regna in Europa; gli effetti diretti di tali provvedimenti protettivi sono principalmente due: l'aumento dell'influenza delle banche nella vita politica e nella guida delle imprese; il ribasso del'inflazione.

Si sa che la riduzione dell'inflazione ha come conseguenza la crescita della disoccupazione. Ciò significa un mercato di approvvigionamento della forza lavoro con prezzi al ribasso, in quanto l'offerta di forza lavoro é decisamente superiore alla richiesta. Infatti l'aumento della disoccupazione è anche un modo per diminuire i salari e aumentare le ore di lavoro al fine di accrescere la produttività, dato che ci saranno molte persone a competere per un posto miserabile e il datore di lavoro, potendo derogare al contratto nazionale, detterà le condizioni.
 
La stessa questione del debito pubblico é divenuta argomento pressante per i governanti dei paesi nel momento in cui i tassi di interesse sono cresciuti ad un livello tale da rendere insostenibile il finanziamento di tale debito. Ma la riduzione del debito pubblico ha comportato la contrazione della spesa pubblica, dei consumi, dei posti di lavoro, la riduzione dei servizi offerti ai cittadini dello Stato, fino a mettere perfino in discussione il concetto di Stato, riducendolo ad un mero Ente contabile, ratificatore di decisioni prese altrove da organismi non democraticamente eletti.


La soluzione più pratica e più efficace per ristabilire un equilibrio sarebbe (stata) la riduzione dei tassi di interesse da parte delle banche, in modo da rendere meno oneroso il suddetto pubblico. Ma nessuna banca ha scelto questa via. Per queste ragioni le Nazioni e - soprattutto - i loro popoli sono soffocati da una tenaglia mortifera.


E qui si svela il prestigioso gioco d'illusionismo che é stato messo in scena: la crisi non esiste, non é mai esistita.


E' un perverso meccanismo che ha fatto leva sulle decisioni degli operatori economici come reazioni a possibili eventi, paventati nel 2008. Ma l'evento temuto era il crollo del sistema bancario mondiale, causato dalla sopravvenuta fragilità dopo l'esplosione della bolla di cui si é parlato ad inizio articolo.

 
Peccato che le banche siano solide, estremamente solide: in realtà non hanno mai corso nessun rischio. Meccanismi rodati da decenni di mutua assistenza, di interazioni fra di esse talmente fitte al punto da rendere il sistema bancario un vero e proprio cartello, le ponevano in una situazione di estrema sicurezza anche di fronte a sconvolgimenti ben peggiori della crisi dei subpreme.

 
Anzi alla fine di questo spettacolo di illusionismo sono l'unica entità ad essersi rafforzata, mentre intorno tutto crolla. Potere delle aspettative.

venerdì 8 febbraio 2013

HARAKIRI


[Farneticazioni notturne di un indeciso avente diritto di voto]
L'Impero romano non é crollato sotto gli attacchi di una potenza straniera di eguale o superiore potenza, non é stato sconfitto in battaglie campali. Non dalla Persia, nè dai Cartaginesi, o dalle Falangi Macedoni di Alessandro il Grande. Tantomeno dalle schiere guidate da Ramses II. L'Impero romano si é sgretolato dall'interno, vittima delle proprie stesse debolezze, della corruzione morale e fisica della sua popolazione. Dell'incapacità di governare il potere e la ricchezza accumulate in secoli di dominio e di abuso.
Questo é quello che penso riflettendo a proposito dell'attuale sistema economico che si é trasformato - in cinque decenni - in un vero e proprio impero. Karl Marx, il più grande esperto - seppur estremamente critico - di capitalismo, aveva previsto che giunto ad una certa fase della propria "vita" il capitalismo sarebbe collassato a causa dell'impossibilità di autoalimentarsi. A quel punto, il proletariato affamato avrebbe rovesciato il sistema, impadronendosi dei mezzi di produzione e distribuendo le ricchezze secondo le necessità di ciascuno.
A quest'ora della notte, sconfortato dalle notizie che riportano un'alleanza post elettorale fra Monti e Bersani, mi chiedo ancora una volta che senso abbia andare a votare. Insomma, parliamoci chiaro: ormai le nostre elezioni politiche sono una specie di kermesse démodé, come il Festival di Sanremo. Il destino di noi cittadini italiani non si decide nelle urne che eleggeranno il Parlamento. Si decide a Berlino, meta di pellegrinaggi di tutti i leader Europei, si decide a Bruxelles, dove la massoneria di banchieri e grandi industriali gioca a Monopoli, si decide a Washington o a Wall Street dove i grandi capitali vengono usati da speculatori indifferenti per modificare equilibri e stravolgere vite.
La Pasqua di Resurrezione preconizzata da Marx tarda ad arrivare. All'orizzonte non si vedono leader capaci di apportare correzioni al sistema: quelli sulla scena politica si limitano a genuflettersi - da qualunque parte provengano - davanti alla Merkel, accompagnando le speranze di milioni di Europei e - non sono le loro - verso un baratro senza fondo.
Forse c'é bisogno di un terremoto totale, di massima intensità che riduca la scena ad un cumulo di macerie, dalle quali ripartire per ricostruire qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore. La spallata non la può dare Bersani e il suo partito senza valori e senza memoria. Certo non la può dare Monti, che del sistema attuale non solo é garante, ma ne é anche prodotto. Grillo, a parte ombra da chiarire, ha proiezioni di sè troppo simili a quelle di Danton, sbandiera intenti idealisti, tutto sommato infruttuosi.
Ci resta B. So che questa soluzione fa inorridire: ma B é l'uomo giusto per abbattere il sistema. Ci stava già riuscendo, fino al novembre del 2011: portando avanti una politica scriteriata finalizzata alla mera conquista della popolarità; finalizzata a sua volta alla conquista del potere assoluto. 
Poiché stava facendo scricchiolare il sistema fu fermato e sostituito da Mario Monti, collocato appositamente per puntellare il sistema.
Attorniato dalla corte dei miracoli composta da rozzi leghisti, da un esercito di lacché impresentabili, da fiduciari dalle frequentazioni impresentabili, da schiere di odalische pronte ad offrirsi durante i suoi baccanali, Berlusconi é l'uomo giusto per portare il sistema attuale all'autodistruzione.
Con lui il debito pubblico si dilaterebbe, la spread ricomincerebbe a crescere, l'Italia verrebbe assalita dagli avvoltoi della speculazione finanziaria e il default sopraggiungerebbe come sonno dopo una lunga corsa. La crisi dell'Italia aprirebbe una falla in Eurolandia che i vari Merkel, Sarkozy, Draghi, Monti, Van Rompuy e tutta la schiera di massoni hanno cercato di contenere non per il bene delle popolazioni greca, spagnola, portoghese e italiana, ma semplicemente per tenere in piedi il sistema economico grazie al quale al momento le banche e la grande industria prosperano.
Il default italiano creerebbe un effetto domino che travolgerebbe rapidamente tutti i paesi dell'Occidente industrializzato. Ci sarebbe un annullamento totale delle ricchezze, e anche chi ha accumulato in forma maggiore si ritroverebbe spazzato.
Una specie di vento purificatore portatore di distruzione. E sulle macerie si potrebbe ricostruire, questa volta con regole diverse, sulla base di principi più egualitari. Questa sarebbe una rivoluzione. E l'unico che può inconsapevolmente innescarla, é B.
Ma forse sono solo pensieri annebbiati dall'insonnia e ci attende ancora una lunga traversata.

lunedì 4 febbraio 2013

LEVIATANO [un maledetto racconto erotico]


Bello questo locale, non ci ero mai stato. E che bella gente!

Guarda quella: sì, quella lì seduta sullo sgabello con quelle cosce lunghissime. E quella gonna cortissima! Hai visto? Le si vedono i capezzoli sotto la camicetta sottile, accidenti.
Ehi, sta guardando di qua! Gran-bella-figa!
Ma non è niente rispetto a Emma, no davvero.
Adesso ti racconto tutto, sì. Aspetta, mi accendo la sigaretta. Ah, una Marloboro rossa, è tanto che non ne fumavo una.
Emma dicevo.
Sì, sì. L'ho conosciuta a uno dei soliti aperitivi, sai com'è, no? Amici, colleghi, amici di amici, e io mi trovo davanti questa ragazzetta, dal viso di angelo-bambina e dal corpo di diavolo-puttana. Capelli rossi, occhi azzurri, un fisico asciutto e nervoso. Profumava di bubble gum alla fragola. Fantastica. Ci ho parlato tutta sera, le solite cose che si dicono all'inizio, no? Da dove vieni, cosa fai, dove hai fatto l'università, dove andrai in vacanza. Un bicchiere tira l'altro e arriva l'ora di tornare a casa.
"Ti accompagno" dico io. "Perchè no?"mi risponde allegra, quasi sorprendendomi. E finisce che passiamo la notte in macchina a parlare. A parlare, ho detto! Cos'hai capito? Sì, abbiamo solo parlato e nessuno dei due voleva andarsene. Quindi decidiamo di rivederci. Tu mi conosci, no? Insomma, voglio dire, sai bene che sono uno che va subito al sodo. Eppure, stavolta sentivo che non sarebbe stato così. Emma aveva qualcosa di diverso. Adesso tu dirai che è una stronzata, ma è come se avessi miracolosamente incontrato la donna angelicata. Mi piaceva guardarla negli occhi, parlarle, stare con lei. Vedevo la sua parte spirituale, e questo mi bastava, e piaceva. E dai, non ridere!
Giuro, non miravo a scoparla.
Per carità, certo che la vedevo, non è che non mi accorgessi di come fosse fatta. Quando le stavo vicino a volte mi veniva voglia di saltarle addosso, ma - quello che voglio dire - è che...mi piaceva...anche solo starle vicino. E poi era sposata. Sì, non te l'ho detto. Sposata, sì. E di fresco. A-ha. Una ragazzina con il classico sogno appena realizzato, l'anello, l'abito bianco e tutto il resto. Eppure era lì, in macchina con me. Alle tre di notte.
Il marito? Boh, era via. Era sempre via, quello. Fatto sta che abbiamo incominciato a vederci sempre più spesso.
Oh, ma questa musica non è un po' troppo  alta? Faccio persino fatica a sentire cosa dici!
Comunque, stavo dicendo, abbiamo incominciato a vederci con una frequenza assurda. Pensa, io mi inventavo ogni genere di pretesti al lavoro, per poter uscire e incontrarla. Anche solo per passare un'ora, un'ora e mezza con lei. Ogni occasione era buona. Non è che facessimo chissà che. Passeggiavamo, ci tenevamo per mano. Parlavamo di libri, di film. Di musica. A volte, solo ci guardavamo negli occhi. E tanto bastava.
Ridi, ridi pure. Ma è così. Sì, eravamo diventati amici. Chissà perchè quando si parla di amicizia fra un uomo e una donna si entra nei soliti discorsi-cliché, sulla possibilità o meno che questo accada. Sui reali risvolti di quest'amicizia. Come se l'unico territorio adatto ad ospitare un incontro fra un uomo e una donna debba essere per forza un letto. Ci dev'essere sempre di mezzo il sesso, Cristo!
E, di fatto, anche in questo caso il sesso ha invaso la scena. E in modo fragoroso! Lo so, era inevitabile che prima o poi andassimo a letto. Ma non era programmato niente. Non da parte mia. E nemmeno dalla sua, credo. Io stavo seguendo una strada abbastanza nuova e sconosciuta, per me.
Stavo incominciando a provare qualcosa...sì, sì, prendimi in giro, ma io mi stavo affezionando a Emma. Ok, affezionando è un termine più adatto ai cani che non alle persone. Ma se ti dico che mi stavo innamorando...tu cominci a sbellicarti dalle risate e io non riesco più a raccontare!
D'accordo, diciamo che mi stavo innamorando, ok?
Quando non potevo vederla perchè suo marito era nei paraggi, o io avevo da fare, sentivo la sua mancanza in modo brutale. E poi, dopo un bel po' di mesi passati così, c'è stata la svolta.
Ma non ti immagini nemmeno quale!
Un giorno, non so quanto volontariamente, Emma ha iniziato a giocare con me il gioco della seduzione. Figùrati, con me! Io che ho già gli ormoni che vanno in subbuglio se solo vedo un paio di cosce scoperte.
Oh, a proposito: quella dello sgabello sta ancora guardando da questa parte. Fuma quella sigaretta come se dovesse succhiare un uccello! E dimmi che non sta facendo apposta per provocare, la stronza...ecco, vedi? Mi sto già arrapando!
Tornando a Emma, un giorno di punto in bianco, ecco che si mette a giocare con me. Lo spunto deve averlo preso da un libro che le avevo consigliato, un libro di Paul Auster, credo. Fatto sta che una sera in cui dovevamo vederci, mi scrive dicendo che avremmo fatto un gioco, che lei aveva battezzato "come mi vuoi": sarei stato io a scegliere il suo abbigliamento per quella serata, optando fra una delle due alternative che mi proponeva per ogni capo di abbigliamento. Che ne so: pantaloni o gonna. Scarpe con tacco o basse. Biancheria con pizzo o sportiva. Bianca o nera. Collant o autoreggenti. Hai capito, no? Un gioco, un gioco apparentemente ingenuo, ma che mi intrigava tantissimo, come se io potessi disporre di lei liberamente.
Lo sai come sono cerebrale, no?
E abbiamo proseguito tutto il pomeriggio portando avanti questo gioco! Immaginati la scena: ero in riunione con dei clienti tedeschi, e sul cellulare mi arrivavano i suoi sms che mi chiedevano di scegliere fra la minigonna di pelle e la gonna lunga, fra le calze a rete e quelle velate. Fra il rossetto e il lucidalabbra o fra i capelli raccolti o sciolti sulle spalle.
E quello che mi faceva impazzire è che io ero si-cu-ro che lei avrebbe assecondato le mie richieste, ed ero certo che anche lei fosse eccitata quanto me. Sono arrivato all'appuntamento su di giri e quando l'ho vista ho capito che non me ne sarei tornato a casa senza aver sentito la sua pelle sulla mia, senza aver assaggiato il suo sapore, senza essermela scopata, insomma.
Fu una sera lunga e convulsa, adesso come adesso faccio perfino fatica a delinearne i contorni! So solo che fu stupendo, come farlo per la prima volta.
Ah, devo bere qualcosa: per piacere chiami una delle ragazze delle ordinazioni, se la vedi?
L'unica cosa che ricordo in modo chiaro è che ad un certo punto mi stavo muovendo lentamente dentro di lei, guardando questi suoi occhi azzurri, grandi e freddi come un lago canadese e sentivo il suo odore, aspro e denso che mi pizzicava le narici e mi trapanava il cervello. Lei teneva le labbra serrate e mugolava piano, inespressiva e congestionata.
Accidenti. Accidenti! E poi, dopo, mentre eravamo abbracciati, nudi, al buio, con la sua schiena aderente al mio petto e le mie braccia a cingerla, abbiamo iniziato a parlare e lei mi ha mostrato uno strato ancora più profondo e intimo e segreto.
Senti qua: parlando a bassa voce e stando raggomitolata contro di me mi spiega che in passato aveva avuto alcune esperienze di sottomissione, e che ancora è attratta da quell'universo.
Oh, parlava di BDSM, capisci?
Ecco, adesso non metterti a sbavare. Ma perchè noi uomini reagiamo sempre così? Incontriamo una ragazza che fa BDSM e noi a prescindere da tutto il resto andiamo fuori di testa, passando subito alle conclusioni, ci facciamo delle costruzioni mentali su di lei e su quello che possiamo farle fare. Il fatto è che anche io, più o meno, mi sono comportato così.
Voglio dire, avevo davanti questa ragazza stupenda, con la quale c'era un'intesa profonda, che mi piaceva da impazzire e che mi mostrava questo lato segreto: in modo chiaramente esortativo, poi! Hai capito o no? Lei me lo stava raccontando quasi per invitarmi a giocare con lei, proprio come aveva fatto tutto il pomeriggio, ma in modo estremo.
Ti dirò: a dirla tutta a me il bdsm, o il sado-maso, o chiamalo come ti pare, ha sempre lasciato un po' freddo. Non che ne avessi una conoscenza profonda, no. Cioè, avevo visto delle foto di 'sta gente incappucciata, incatenata, con borchie e pinzette e segni un po' dappertutto, ma mi era sembrata una mascherata un po' squallida e degradante. E ora mi trovavo davanti questo angelo che per quanto in modo indiretto e sottinteso, mi chiedeva se avessi voglia di essere coinvolto in questo gioco.
Scusa un secondo, ecco la ragazza: ehi, qua, mi porta qualcosa da bere? Non so, un whisky, per esempio. Quale? Mah...un Caol Ila, lo avete? Perfetto. No, no: liscio, senza ghiaccio! Grazie.
Eccomi, dove eravamo rimasti?
Ah, sì. Insomma, non che la cosa sia partita subito, io non sapevo proprio cosa fare, e non ero nemmeno certo che lei volesse questo da me. E poi scopavamo già benissimo così, era davvero la fine del mondo, la ragazza: disinibita, mai volgare o sopra le righe. Allegra, disponibile. Giuro, non si poteva chiedere di più. Del bdsm ne abbiamo parlato a lungo, più che altro lei sembrava aver voglia di raccontarsi, di raccontarmi.
Poi un giorno, stavamo scherzando e ridendo a proposito di non so più quale argomento, e io me ne sono uscito con una frase del tipo "ti dovrei sculacciare, per questo". Ti giuro che non avevo in mente niente, ma lei mi ha guardato seria e mi ha detto "Vuoi farlo?"
Sono rimasto imbambolato qualche istante, sul punto di essere inghiottito dalla vertigine delle sue pupille dilatate e poi ho risposto "sì".
Non ci crederai: Emma, così fiera, me la ricordo ancora, si è alzata e si è chinata sul tavolo a gambe divaricate, puntellata sui gomiti e ha lasciato che le sollevassi la gonna e la sculacciassi. Non so quante volte l'abbia colpita, quel giorno. Lei contava e io picchiavo, con la mano aperta, e più la battevo più avevo voglia di batterla, inebriato dal tremolio crescente della sua voce che scandiva il numero di colpi ricevuti e dal rossore che gradualmente colorava e scaldava il suo culo tondo e sodo. Non sapevo come si facesse, non avevo mai colpito una donna. Improvvisavo.
Tu dirai "chissà com'era offesa dopo".
Macchè! Mi ha sorriso, mi ha baciato e mi ha detto "per essere un principiante hai una mano molto ferma". Sinceramente pensavo che la storia fosse finità lì, il gioco di un giorno. E invece era semplicemente l'ingresso di un labirinto incidentale in cui ci siamo persi entrambi.
Rapidamente il nostro rapporto si trasformò in una sfida fra me e lei. Il gioco constava di due ruoli: io dovevo proporre le cose peggiori che mi venissero in mente e lei non doveva sottrarsi.
E lei era bravissima ad accettare le sfide, addirittura a rilanciare. Curiosa di conoscere un altro limite, di vedere come andava a finire. Non che si facessero chissà quali cose, adesso non ti immaginare orge o tutte quelle cazzate che vedi nei film porno (lo so che li guardi, non dire di no). Però era un'escalation di piccole e o grosse torture che mi divertivo ad infliggerle nei momenti più improbabili, sia che fossi lì con lei, o semplicemente con sms dal tono secco e perentorio.
E lei si divertiva a mostrarsi docile e ubbidiente.
Adesso, tu sicuramente starai pensando di avere a che fare con un pazzo. Boh, non so cosa dirti: forse hai ragione, se pensi questo. Il fatto è che io giorno dopo giorno scoprivo questo lato sadico di me. Perdìo, chissà da quanto lo covavo dentro e lo mimetizzavo, nascondendolo sotto tonnellate di buone maniere e di comportamenti formali!
Sai, di fatto io ero il master e lei la slave. Sì, mi ha insegnato anche questa terminologia. Buffa, vero? Anche io la trovo sempre un po' ridicola. La mia piccola schiavetta, la chiamavo...eppure, a pensarci bene, era lei che stava plasmando me, era lei che stava liberando questo fottuto mostro che si nascondeva dentro di me.
Un leviatano, ecco.
Cazzo, sapessi cosa non le facevo! Hai mai legato una ragazza in modo da costringerla immobile e con tutte le sue belle cose esposte ed accessibili, e poi torturata usando uno spillone o che ne so, un pennino d'argento? Beh, io sì. La stuzzicavo con questa punta acuminata sulle parti più sensibili dell'intimità, tutt'intorno al buco del culo, sul clitoride.
E più la sentivo mugolare da sotto il bavaglio, più mi divertivo a infierire. E più infierivo più sentivo di amarla. E più la amavo più desideravo infliggerle altre torture.
Ah, finalmente è arrivato il mio whisky. A furia di parlare mi si è seccata la gola. Hai mai assaggiato il Caol Ila? E' un single malt, invecchiato in botti di rovere ricoperte di torba. Provalo, ha un sapore fantastico.
E' che ormai per me il whisky è inevitabilmente collegato a Emma. Sai, a volte mi divertivo a spennellarle il sesso di whisky e poi la guardavo rabbrividire mentre il bruciore la infiammava tutta. E poi ne gustavo il sapore direttamente da lei.
Come? Dici che ho bisogno di farmi curare? Sì, lo so. Può darsi, almeno.
La verità é che non sono più io. Questo è ciò che lei ha fatto di me. Io credevo di dominarla, e invece è lei che mi ha conquistato, e sottomesso. Ironico, non trovi? Pensa che ero arrivato al punto che non potevo fare a meno di torturarla prima di scoparla, e poi la scopavo con foga animale, ebbro di questo possesso che si stava estendendo, sul suo corpo e sulla sua mente, inconsapevole della dipendenza che stavo sviluppando per lei.
Poi, un giorno, mentre si ripuliva le labbra dopo l'ennesimo fantastico pompino, si lasciò scappare un'ammissione. Senti un po': "Penso di amarti - mi disse - almeno: parafrasando quello che provo per te con il tuo codice espressivo, io ti amo".
Capisci? Ha detto proprio così: non ha detto "ti amo". Ha usato questo cazzo di giro di parole. Eppure era un'ammissione sorprendente, che avrebbe dovuto lusingarmi.
Fanculo!
Non me lo aspettavo da lei: ero io quello aperto e scoperto. Lei era ermetica. Sigillata. Inaccessibile. Fui sorpreso. E questa sorpresa mi fece un effetto strano, inaudito. Fu come se mi si fosse sollevato un sipario da davanti agli occhi, e non vedevo più Emma la dea, o la schiava seducente e inarrivabile: vedevo solo una sciocca, vacua, debole ragazzetta sentimentale.
E i mugolii che le avevo strappato prima, con il sesso o le torture, non avevano più nulla di eccitante e sconvolgente, ma erano solo degli strilli sguaiati e orrendamente goffi. E incominciai ad odiarla. La odiai per aver liberato il leviatano che avevo soffocato dentro di me, la odiai per aver imbrattato la sua immagine rarefatta dalla bellezza con le macchie indelebili del gioco degradante che mi aveva proposto. La odiai per avermi scelto come semplice compagno di giochi, restando in bilico fra me e il suo inutile matrimonio. La odiai per aver creduto all'immagine che mi aveva somministrato per mesi.
E riuscii a dirle tutte queste cose, con durezza, senza scompormi, tutto d'un fiato. E mentre le parlavo, fu come se il leviatano che si era sprigionato dalla mia anima sprofondasse polverizzandosi in un abisso infinito, liberandomi.
Ecco, questo è tutto, mi restano in mente ancora le sue ultime parole, dette con una voce sottile e impersonale "Pensavo fossi una persona migliore".
Cosa devo dirti? Probabilmente si sbagliava.