lunedì 17 dicembre 2012

IL BANDITO INNAMORATO




In una strofa di una delle sue più celebri canzoni, Mind games, John Lennon recita: love is the answer, l'amore é la risposta. Assistendo ieri sera al serrato faccia a faccia su Canale5 con una severa Barbara D'Urso ad incalzare il redivivo leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, gli spettatori italiani devono aver pensato che l'amore possa davvero risolvere i nostri problemi e restituirci serenità anche come popolo appartenente ad una Nazione sull'orlo del baratro.

Sotto Natale, si sa, l'amore é un argomento inflazionato; e il Cavaliere, al termine di una serie imbarazzante di promesse elettorali scontate e farraginose, é riuscito ancora una volta a focalizzare l'attenzione del suo pubblico sulla propria vicenda sentimentale e sulle proprie questioni private.

Silvio é innamorato. E' innamorato di una ragazzina di 28 anni che si chiama Francesca. Siamo tutti lieti per lui, per loro, perché non c'é niente di più bello dell'amore, soprattutto se é corrisposto.

Quello che, però, mi affascina é lo straordinario talento - perché di talento si tratta - che ha Berlusconi nel riuscire a leggere esattamente i vizi e le fragilità del suo elettorato, nell'interpretarne le esigenze e nell'offrire ciò che sappia intorpidire le loro menti e placare le loro ansie.

Un vero e proprio re del trash marketing.

Il paradosso sta tutto nella frase che ad un certo punto ha rivolto alla D'Urso: "Dopo il divorzio mi sentivo solo e stavo male; così organizzai quelle cene eleganti; adesso sono fidanzato e non mi sento più solo".

Questa frase lega a doppio nodo il bunga bunga con il fidanzamento, Ruby con Francesca, rivelando la strategia diversiva del Cavaliere, finalizzata a distogliere ancora una volta l'attenzione dell'elettorato da quelli che sono i problemi più seri, quelli su cui andrebbe giudicato come uomo politico e leader di governo: i programmi, le azioni da intraprendere per realizzarli, i risultati ottenuti.

Due anni fa il Governo guidato da Berlusconi brancolava nel buio. Il leader del controdestra faceva la spola fra Bruxelles, Berlino e Parigi. Approvava una manovra ogni due giorni, e se la rimangiava il giorno dopo. Mostrava la chiara sensazione di essere un esecutivo di dilettanti, incapaci di provvedere alle esigenze del Paese. Era sotto attacco da ogni fronte, e gli elettori stavano cominciando a temere di avere dato il proprio mandato nelle mani di una manica di incompetenti.

E qui - in più riprese - il Signor B giocò il suo jolly. Fu sicuramente lui a diffondere i dettagli scabrosi delle serate che si tenevano presso la villa di Arcore, creò dei personaggi fotogenici; certo che l'elettore medio, avrebbe preferito leggere di tette e culi, di spogliarelli, di danze maliziose e di dettagli piccanti piuttosto che di tassi di interesse, di imposte e di debito pubblico. Una specie di macchina della propaganda utilizzata a scopo di copertura. In fondo gli italiani sono morbosi e bacchettoni, ma anche un po' invidiosi e menefreghisti. D'accordo, il Capo si scopava le ragazzine. Disdicevole, ma - accidenti - beato lui! Calcio e sesso, Milan e Minetti: chi non vorrebbe essere come lui?

Il diversivo funzionò per un po': Berlusconi tuttavia inciampò su Ruby e la magistratura aprì un'inchiesta che gli si rivolse contro. Le cose si misero male, e il Signor B dovette cedere il timone a qualcuno che garantisse all'alta finanza europea la prosecuzione dell'azione intrapresa, e che avesse un aspetto più presentabile di quello di un vecchio sporcaccione dal passato poco chiaro: Mario Monti.

Monti ha fatto il lavoro duro mantenendo un'immagine pulita, rassicurando la finanza e gli industriali, e placando l'ansia dei grossi portatori di interessi europei. Sulla strada ha trovato il modo di stroncare le aspirazioni di benessere o - quantomeno - di tranquillità economica di milioni di appartenenti al ceto medio; ma ogni grande obiettivo, in fondo, ha ostacoli da abbattere. E il ceto medio é l'agnello sacrificale per eccellenza, da sempre.

Ad un certo punto, tuttavia, il Cavaliere sentì il bisogno smodato di ricalcare la scena, il suo ego aveva bisogno di rivolgersi alla platea beota come le piante hanno bisogno dell'ossigeno; e allora ecco il colpo di scena: il PDL toglie l'appoggio a Monti che si dimette, Berlusconi scende di nuovo in campo e si candida a leader dei moderati.

Qui però dev'essere successo qualcosa; evidentemente i portatori di quegli interessi che il suo esecutivo doveva tutelare (coloro che Pannella definirebbe l'oligarchia plutocratica) gli hanno imposto un passo indietro, perché ormai non lo ritengono più un volto presentabile alle elezioni.

E a questo punto entra di nuovo in azione la scenografica macchina della propaganda, impiegata questa volta per coprire la più grande porcata mai inventata ai danni dei ceti inferiori: la grande coalizione fra Berlusconi, Montezemolo, la Fiat e l'universo delle banche. Il Capitale all'assalto finale. 
A guidare le armate del male non può essere Berlusconi il pasticcione, solo Monti ha le physique du role.

Berlusconi dovrà rendere mansuete le masse, trasformarle in popolo approvante, convincerle che questa é la strada giusta.
Per evitare il clamore, bisognerà distogliere l'attenzione da questi minuetti ai danni della parte politica che - anche se maldestramente - vorrebbe tutelare anche i diritti di chi non appartiene alle classi più elevate, ossia al PD. Ed ecco il fidanzamento dell'anno, un anziano e una ragazza di ventotto anni. Meglio di William & Kate, direi!

Qui il Cavaliere può sciorinare il suo repertorio migliore, attraverso le sue televisioni, i suoi anchormen prezzolati, le conduttrici ammaestrate, gli applausi finti, le domande preparate a tavolino, le risposte roboanti da spaccone di osteria, i cartelli esemplificativi adatti a cervelli disattivati da decenni di televisione spazzatura.
Il bandito é innamorato signori. Ora é pronto a fare il palo per una banda ben organizzata. Prepariamoci, perché l'assalto sta per cominciare.

martedì 11 dicembre 2012

NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS


E' mia opinione che il genio gotico di Tim Burton abbia trovato la massima espressione in un cortometraggio di ambientazione natalizia di cui ha curato la produzione e la realizzazione (delegandone invece la regia) sulla base dei bozzetti e della sceneggiatura che lui stesso aveva preparato quando ancora, giovane artista in cerca di fortuna, lavorava come disegnatore presso la Walt Disney Inc.

Mi riferisco a Nightmare before Christmas.

Questo film di animazione é realizzato con la tecnica della stop motion: la stop motion - detta anche passo uno - é un complicato metodo che sfrutta una particolare cinepresa che impressiona un fotogramma alla volta, azionata dall'operatore/animatore. Con questo processo è quindi possibile animare dei cartoni riprendendo composizioni di fogli lucidi; oppure realizzare una ripresa a passo uno, focalizzando l'attenzione su dei pupazzi (fissi, snodabili, di plastilina, eccetera). [1]

Nightmare before Christmas, forte anche delle musiche di grande impatto composte da Danny Elfman, racconta la storia di Jack Skeletron, l'indiscusso animatore del villaggio di Halloween, il quale, stanco di dover recitare - ogni notte del 31 ottobre - il ruolo terrificante che gli assegna la spaventevole pantomima della festa di Halloween, si allontana da casa, si perde in un bosco incantato nel quale finisce per scoprire la magia del Natale, ossia i regali sotto l'albero, le campanelle, la neve, le lucine, i bambini felici e l'atmosfera rasserenante in cui si muove Santa Claus. 

Decide quindi di ritornare ad Halloween e di diffondere ciò che ha appreso nel suo viaggio onirico, giungendo ad una conclusione: d'ora in poi tutti i protagonisti dell'ultima notte di ottobre non dovranno più far paura ai bimbi, ma al contario dovranno imparare a far Natale, agendo e comportandosi proprio come i folletti del paese incantato di Babbo Natale.

Purtroppo, però, per quanto le intenzioni di tutti siano le migliori, e la buona fede alberghi in ciascuno di essi, il loro comportamento maldestro li conduce ad un fallimento. Intanto perché come prima cosa decidono di rapire Babbo Natale al quale sostituire un Jack Skeletron in versione Babbo Nachele, mascherato in abito rosso e barba bianca. Secondo perché i regali che costruiscono - quelli da regalare ai bimbi nella notte del 25 dicembre - sono terribilmente gotici, appunto: finirà che - davanti alla reazione terrorizzata dei bambini - gli abitanti di Halloween riconosceranno la propria inadeguatezza al ruolo assegnato e restituiranno il ruolo di re delle notti incantate al legittimo Babbo Natale, tornando a fare gli spettri, gli scheletri e i vampiri: come a dire, ognuno faccia il proprio.
In questi giorni un vecchio incubo sta animando l'attesa natalizia degli italiani. Il suo aspetto é certamente meno filiforme di quello di Jack, ma il suo ghigno é altrettanto inquietante. Sto parlando di Silvio Berlusconi.

Uscito apparentemente di scena circa un anno fa, sembrava alla fine di una parabola politica poco edificante e molto perniciosa per noi italiani. Si fregiava addirittura del merito di aver suggerito al Capo dello Stato il nome di Mario Monti come suo successore. La stategia reale, ad un anno e mezzo dalla fine della legislatura, appare ora molto chiara: lasciare in mano al Professore la patata bollente della situazione economica. Avrebbe sostenuto il Governo per spirito di responsabilità, ma con un certo distacco, quasi con disgusto. Lasciando che gli impopolari provvedimenti presi in ossequio alla volontà della UE ricadessero come sangue innocente sull'anima del Rettore della Bocconi, in modo da non perdere la faccia con il ceto medio nel quale - sorprendentemente - il Nano aveva pescato voti per tutti questi anni.

Ora Jack Skeletron-Berlusconi é tornato nella sua Halloween (il Popolo della Libertà) ed é pronto a ritravestirsi da Babbo Nachele, e a distribuire i soliti regali contraffatti che avranno - é già scritto - il solo scopo di terrorizzare gli italiani e di gettare una lugubre ombra sul loro Natale già disastrato.

Ora, rispetto al film di Tim Burton c'é qualche sostanziale differenza. Il vero Jack Skeletron intende sostituirsi a Babbo Natale con un gesto in buona fede; desidera provare l'emozione di donare felicità agli altri, e il suo fallimento dipende dalla propria natura: é nato ad Halloween, il suo ruolo é quello del babau dall'aspetto truce ma dal cuore tenero.

Silvio Berlusconi, invece, ha finalità diverse. Intanto non ha il cuore tenero. E il sorriso rassicurante che si sforza di mostrare ancora quando si rivolge all'elettorato (sorriso che a causa dei frequenti interventi di chirurgia plastica si sta tramutando in un ghigno più consono alla sua anima) é falso e nasconde intenti - lo sappiamo tutti - personali, di tutela dei propri interessi e di ricerca spasmodica del potere finalizzato all'abuso di esso. Per dirla con più precisione, poi, questa volta Berlusconi scende in campo per salvare il salvabile del suo partito, mirando a raggiungere una quota minima che gli permetta di sparigliare le carte in Parlamento ed essere ancora una volta l'ago della bilancia.

Inoltre, mentre Jack realizza in modo struggente di non poter essere Babbo Nachele e restituisce il Natale a Santa Claus, Berlusconi al contrario non si arrende all'evidenza e ostinatamente si ripresenta nel tentativo di cammuffarsi per la quarta volta da leader risolutore dei problemi di una Nazione in cerca di riscatto: ghe pénsi mì sarà il solito stucchevole mantra, che odora ormai di muffo più del muschio posticcio del presepe.

Infine, bisogna ammettere che Mario Monti non é Babbo Natale, non é la vittima innocente del cattivo di turno, non é la pecorella sacrificale immolata ai giochi di potere dei politicanti di lungo corso. Monti rappresenta invece gli interessi di una ristretta fascia della popolazione, il ceto alto, le banche l'alta finanza, l'industria.

In questi giorni i deprofundis spesi sui principali quotidiani ne hanno delineato le sembianze di un Cristo tradito dal Giuda Iscariota. In realtà Monti si é dimesso per impedire a Berlusconi di fare campagna elettorale in parlamento a spese del suo governo tecnico. Niente di edificante, quindi, ma solo strategie e controstrategie elettorali.

In fondo, al di là della retorica un po' pecorona che ha sostenuto ogni provvedimento di questo Governo tecnico, non riesco a vedere Mario Monti nei panni di Babbo Natale. Il nostro problema, purtroppo é che attualmente siamo pieni di scheletri, di vampiri e di mostri spaventosi, e ci manca qualcuno che sappia regalarci una realtà che assomigli ad una favola.

A questo punto non resta che augurare a tutti noi Buon Natale e vedere se a Pasqua ci troveremo ancora infestati dai vampiri.


[1] La descrizione del metodo stop motion é stata copiata pari pari da Wikipedia

martedì 4 dicembre 2012

BERSANI E UNA (ATTESA) RIVOLUZIONE GIA' ABORTITA




[affinché una vittoria alle primarie non si risolva in una catastrofe per il paese]


Il miglior commento sull'esito delle primarie - che hanno incoronato Pierluigi Bersani come candidato ufficiale del Centro Sinistra - lo ha fatto un mio contatto di Facebook che sul suo profilo ha scritto:

"Finalmente Renzi ha fatto qualcosa di sinistra: ha perso"

Se é vero che queste primarie - come ho sentito da molte parti - hanno avuto il merito di suscitare attenzione e partecipazione, dando alla base - iscritta o meno ai partiti della coalizione - la percezione di avere voce in capitolo, dall'altra mi é sembrato che l'oggetto del dibattito fra i vari candidati sfiorasse appena i temi caldi che richiedono attenzione e soluzione urgente dal governo che verrà.

Ha vinto Bersani al quale si può riconoscere prima di tutto una militanza di lunga data; secondariamente ha capacità e competenze anche economiche: ricordo di averlo visto anni fa a Ballarò in un confronto con Tremonti, e mi era piaciuto. Anzi devo dire che prima di divenire il Segretario del Partito Democratico mi sembrava molto più carismatico di quanto appaia ora: evidentemente guidare il carrozzone variegato del PD deve aver fiaccato notevolmente la sua lucidità.

Ha inoltre la grave colpa di aver coinvolto il suo movimento politico in una connivenza ambigua e perniciosa con il Governo Monti, che ha fin qui sostenuto.
Ora Bersani ha davanti una grande chance per riscattarsi: si troverà a guidare la grande coalizione del centrosinistra, dopo una kermesse propagandistica di grande risonanza come le Primarie. Di fronte avrà l'Armata Brancaleone del Centrodestra, che fra polemiche, riorganizzazioni, falsi leader e false primarie per sostituire un vero leader al crepuscolo, ha dilapidato un consenso quasi bulgaro.

Per vincere gli basta comportarsi come un grande leader di sinistra: deve rivolgersi ad un popolo devastato da quattro anni di crisi economica, di sperequazione, di disoccupazione crescente, di ingiustizie sociali e fiscali, di soprusi imposti ottusamente dall'Unione Europea. Un popolo impaurito e sfiduciato.

Deve rivolgersi agli italiani e, sostanzialmente, spiegare che il partito Democratico é un Partito di sinistra e che di quella parte ha i valori storici nel suo dna: lavoro, equità, giustizia.

Gli basterà esordire rassicurando gli italiani; garantendo che la sua Italia manterrà le caratteristiche di stato sociale che rappresentavano - al di là di ogni sarcasmo - il lato migliore di questo Paese e un motivo di vanto. Credo che si sia in molti ad essere stanchi di ascoltare che si deve rinunciare alla sanità pubblica, alla pubblica istruzione, ai trasporti pubblici, all'energia pubblica, all'acqua pubblica e così via perché non ci sono soldi. Stanchi di politiche miopi e di mesti ripiegamenti arrendevoli, di rassegnazione di chi ci governa davanti alla propria incapacità di attuare politiche di rilancio.
Occorre coraggio, per vincere, coraggio per dire basta alla politica arroccata sulla difensiva dei tagli alla spesa pubblica. Sarebbe bello sentire un leader affermare che per questi servizi oggettivamente propri di uno Stato con la S maiuscola i soldi vanno trovati e si possono trovare. Sarebbe bello vedere un leader con ancora degli ideali e la volonta di fare qualcosa di memorabile che vada oltre la quadratura dei conti.
La riforma del fisco é la chiave, in tre facili passaggi: aumento degli scaglioni verso l'alto con aliquote incrementali; riduzione dell'iva dal 21% al 20% per i beni di consumo comune e creazione di una nuova aliquota per i beni di lusso che si può aggirare intorno al 25%; introduzione di una patrimoniale spinta che colpisca quella parte di ricchezza conservativa e improduttiva e che rappresenta la parte più vergognosa di un Paese in grave difficoltà. In questo modo non si deprimono i consumi e si rastrellano i fondi necessari a finanziare lo stato sociale. Inoltre si eviterebbe la vergognosa concetrazione di ricchezza in mano a pochi: fatto scandaloso, soprattutto in momenti come questi in cui la disoccupazione e la povertà stanno estendendosi a grandi fasce della popolazione.

L'equità si raggiunge inoltre con un accurato sistema di controllo per combattere sia l'evasione fiscale, gli appalti e i concorsi truccati, senza contare l'assegnazione di pensioni di invalidità non dovute.
L'equità si raggiunge inoltre ponendo un tetto (molto basso) alle pensioni di chi - durante l'attività lavorativa - ha avuto redditi molto elevati: la redistribuzione della ricchezza é la regola fondamentale per la salute di una Nazione.

Si parlava di coraggio, prima: il coraggio di imprimere una svolta all'andazzo neoliberista che da un po' di tempo contagia tutti i leader politici di primo piano, Il coraggio di ricollocare il Partito Democratico in un'area di sinistra che non indichi solo i seggi del Parlamento dove troveranno posto i Deputati e i Senatori eletti nelle sue fila. Ma che indichi - al contrario - l'abbandono delle posizioni stile new labour che hanno imperversato negli ultimi vent'anni per abbracciare di nuovo progetti progressisti contro il conservatorismo delle banche e della grande industria. Senza che si pensi che queste politiche progressive debbano nuocere al Paese, ovvio!
Invece - purtroppo - Bersani ha già messo le mani avanti e ha dichiarato che "non é il momento di raccontar favole", facendo abortire qualsiasi aspettativa che contrastasse l'arroganza del capitalismo.
Naturalmente un affermazione come questa ha scatenato subito la serva voce del conservatorismo, ossia il Corriere della Sera. Stamattina il quotidiano del potere [qualunque esso sia] ha pubblicato un fondo di Antonio Polito in cui - con cinico pragatismo - si elogia Bersani per il realismo condensato nell'affermazione che ho citato. E' inevitabile, dice Polito, continuare sulla strada segnata da Monti; ce lo chiede l'Unione Europea, cui si sono inchinati i tedeschi e persino Hollande, che tanto aveva illuso l'elettorato: scordiamoci le politiche monetarie, scordiamoci le politiche a tutela dell'occupazione, scordiamoci tutto e allineiamoci dietro a Monti.
E' incredibile il conformismo di pensiero che sta contagiando i commentatori, come se dopo Monti ci fosse per forza il diluvio. Triste riconoscere che ormai nessuno ha più la forza e gli attributi per opporsi alle tesi di un teorico dell'economia che - di fronte ai grandi problemi di questa epoca - non ha saputo reagire che con rigidi e sterili provvedimenti da manuale.
Prima o poi qualcuno avrà il coraggio di guardare il Professore e di affermare che il re é nudo.
Nel frattempo, avanti con i tagli alla spesa pubblica, avanti con lo smantellamento del patrimonio dello Stato, avanti con politiche che creano disoccupazione. E quando il bilancio sarà in pareggio ci accorgeremo che lo Stato sarà morto. E il re, nudo.
Da Bersani ci si aspetta molto. E' dinnanzi ad un bivio. Può fare scelte coraggiose: seguire il neokeynesiano Fassina (tanto irriso dal saccente Polito) e quindi smentire Monti con politiche di sinistra. 
Oppure, può fare la solita cosa di sinistra: perdere. Ma in quel caso non perderebbe solo lui e il suo partito: perderemmo tutti.