martedì 3 aprile 2012

LA DITTATURA PARLAMENTARE

(ovvero, come un ideale elevato può generare un mostro)

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »
[Costituzione della Repubblica Italiana Art. 1 ]
Leggete bene il primo articolo della nostra Carta Costituzionale e scoprite quante incongruenze ci sono fra questo enunciato gonfio sì di  retorica, ma anche di intenzioni e di prospettive di altissimo livello.
L’Italia non è una Repubblica: a dispetto del referendum del 2 giugno 1946, essa resta una Monarchia, con la sua bella Famiglia Reale (gli Agnelli) e i suoi Baroni, Duchi, Conti e Marchesi, che mantengono i propri titoli, possedimenti e privilegi.
Sicuramente non è più democratica, se mai c’è stato un giorno in cui essa lo sia stata. Caduto il regime totalitario del Fascismo, le Forze Alleate ci hanno consegnato alla dittatura bianca della Democrazia Cristiana che ha giocato tutte le carte in proprio possesso per mantenere il potere: influenza della Chiesa, stragi di Stato, finti brigatismi rossi e neri, voto clientelare, accordi segreti con la mafia, infiltrazioni dei servizi segreti e della CIA.
Estintasi per consunzione la DC siamo finiti nelle mani di un massone, membro affiliato della P2, della quale ha cercato di attuare gli obiettivi mascherandoli come programma di Governo: controllo dei principali mezzi di informazione, sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, abolizione dei titoli di studio così come sono tutt’ora concepiti (l’azione della Gelmini tesa a smantellare le Università sembrava finalizzata proprio a questo scopo, a pensarci bene), frantumazione dell’unità sindacale, collocamento di uomini di fiducia all’interno delle aziende strategiche, affiliazione mediante elargizione di somme di denaro di personaggi politici strategici al fine di garantirsi la presenza nei ruoli nevralgici del potere. Eccetera, eccetera, eccetera.
Infine, ora che il massone é collassato soffocato dal bunga bunga, dal rincoglionimento dovuto all’età che avanza e dalle sue alleanze mercenarie, l’Italia è stata raccolta da un uomo di indubbie qualità tecniche, sorretto da una maggioranza coatta, cooptata dal Presidente della Repubblica nell’estremo tentativo di salvare il salvabile. Così è nato un Governo rispettabile, estremamente orientato alle esigenze delle classi più elevate ed insensibile alle esigenze di quelle meno abbienti; un Governo invocato dall’aristocrazia finanziaria e industriale, sorretto da un Parlamento eletto con una legge assurda, aggrappato ai propri privilegi e costretto a votare la fiducia, pena la perdita di popolarità presso l’elettorato.
E qui sta il nocciolo della questione: la sovranità, con questa legge, non spetta più al popolo. Che il porcellum vada cambiato lo sanno tutti e lo ammettono tutti, parlamentari compresi. Ma nessuno fra chi ha il potere per cambiarlo, si adopererà per modificare questa legge. Il porcellum, ottima definizione sia per la legge elettorale che per il deputato leghista che l’ha ideata, è un nodo scorsoio vero e proprio.
Essa infatti garantisce un premio di maggioranza sproporzionato. Inoltre toglie agli elettori la possibilità di esprimere una preferenza. Di fatto nell’urna l’elettore si limita a ratificare la scelta del partito che sceglierà di votare. Quindi, chi siede oggi in Parlamento ed ha la maggioranza per modificare la legge, non ha alcun interesse a modificarla, perché perderebbe la garanzia della maggioranza, e la possibilità di essere rieletto. Con tanti saluti alla sovranità che dovrebbe spettare al popolo.
 Di conseguenza qualsiasi ulteriore riforma [tipo: riduzione consistente delle indennità, riduzione dei privilegi, dei benefit, delle auto blu, introduzione del ticket restaurant in sostituzione del ristorante di Montecitorio; ineleggibilità di diritto dei candidati su cui è stata emessa una sentenza penale anche solo di primo grado, applicazione di diritto della non cumulabilità delle cariche pubbliche, ecc. ecc.] che renda più economico e democratico il carrozzone parlamentare non verrà mai affrontata con la dovuta serietà. E andremo avanti con piccole manovre demagogiche e infruttuose.
Le guarentigie che esprimevano le garanzie a tutela dei deputati (che poi si riducevano essenzialmente alla necessità per un Magistrato dell’autorizzazione del Parlamento per poter procedere penalmente contro un Deputato e ad una retribuzione elevata al fine di permettere a tutti i cittadini di poter rinunciare al proprio lavoro per dedicarsi alla vita politica del Paese) erano state studiate per proteggere la libertà di ogni deputato. Esse, con il tempo e con qualche legge ad hoc, si sono trasformate in privilegi a vantaggio di un’oligarchia cristallizzata nel tempo.
Il prossimo Parlamento non sarà migliore di questo. Prepariamoci.

1 commento:

  1. Quasi sicuramente il prossimo non sarà meglio di questo perche gl'italiani non sono migliori di prima, al contrario, più affamati sono e più sono corrotti e succubi dei potenti. L'unica speranza e che alle prossime elezioni PD PDL LEGA UDC ecc.. non prendano neanche un voto.

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