martedì 24 aprile 2012

THE GUNNER'S DREAM



Roger Waters, il bassista e leader dei Pink Floyd è nato nel settembre 1943 e non ha mai conosciuto il proprio padre.
Eric Fletcher Waters partecipò - nelle fila dell'esercito britannico - allo sbarco di Anzio del gennaio 1944, in cui trovò la morte insieme a migliaia di altri soldati.
Questo evento – che ha inevitabilmente segnato tutto il resto della sua vita – trova riflesso concreto in gran parte dei testi di Waters. Spesso i dischi dei Pink Floyd sono inframmezzati da rombi di aerei da caccia, da esplosioni, da urla disperate, da sibili di bombe che cadono.

Il disco The final cut è il frutto di un travagliato percorso di autoesplorazione e dei traumi lasciati nell’animo dell’Autore dalla perdita del padre. E’ un disco fortemente pacifista, scritto durante la cosiddetta Guerra delle Falkland, ma la cui atmosfera riporta evidentemente alla Seconda Guerra Mondiale. E’ un disco talmente intimo e personale da aver causato lo scioglimento temporaneo dei Pink Floyd, in quanto gli altri componenti del gruppo accusarono Waters di atteggiamenti dittatoriali che riducevano i Pink Floyd ad un complesso di supporto, soggiogato alle esigenze espressive del leader. A sostegno di questa teoria, si può constatare che - sul retrocopertina del disco - David Guilmour figura nei crediti solo come chitarrista esterno alla band e non come componente stesso.
E’ un disco che ha suscitato molte perplessità presso i fan: effettivamente ad un primo ascolto sembra un passo indietro rispetto alle sonorità e alle atmosfere dei dischi precedenti. Venendo dopo il monumentale The Wall ci si poteva aspettare qualcosa di altrettanto gigantesco e coinvolgente. Tuttavia é un disco assolutamente valido e - se letto e ascoltato adeguatamente - intenso.

Il brano che attira la mia attenzione é The Gunner's dream, il sogno dell'artigliere. Parla di un soldato che - dal fronte dove si trova - fra le bombe che gli cadono intorno facendolo sobbalzare, sogna. Sogna una vecchiaia accanto alla donna amata i cui capelli si tingono d'argento, sogna una casetta con il giardino sul retro. Un posto tranquillo dove vivere, cibo a sufficienza.

"His dream is driving me insane" recita ad un certo punto la canzone: "Il suo sogno mi sta tirando scemo". Mi sono immedesimato in Waters, una volta.

[Omaha Beach, costa della Normandia celebre per lo sbarco dell'operazione Overloard, che rappresenta il primo passo con cui le truppe ango-americane diedero inizio alla liberazione dell'Europa invasa dai Nazisti]

Dal muretto che delimita il cimitero dove sono sepolti migliaia di soldati americani, inglesi, australiani e canadesi, guardo giù in fondo alla scogliera, la spiaggia bianca, lambita da un freddo e placido mare color del piombo. Mi sembra impossibile credere che alcuni decenni prima quella stessa spiaggia, così come quelle vicine (Gold, Juno, Sword e Utah), sia stata devastata dalle ferite di una battaglia così furibonda. Guardo le fotografie nei musei che punteggiano tutto il percorso dalle spiagge fino a Caen, e trovo testimonianze della brutalità di quel giorno di giugno del 1944.  Mi aggiro per i cimiteri inglesi, americani, ma anche tedeschi; guardo le date di nascita e di morte, la maggior parte di questi disgraziati aveva fra i 18 e i 20 anni. Penso rapidamente, quasi involontariamente ai ventenni del 2012, con i loro I-phone, e lo scooter e tutto il resto e mi chiedo che colpa avessero questi sepolti nei dintorni di Sainte Mère Eglise per non aver potuto godere della stessa comoda deboscia.

Mi riesce difficile comprendere quali motivazioni muovessero questi giovani a battersi e a dare la vita contro un nemico che nemmeno conoscevano. Erano indottrinati, evidentemente. Tutti. Non sto parlando dei tedeschi o degli americani. Purtroppo i fantaccini che saltavano giù dai mezzi da sbarco e morivano colpiti dalla prima pallottola vagante, così come quelli che stavano arroccati sulla scogliera con una mitragliatrice nelle mani, non sapevano per bene quali interessi ci fossero dietro quelle battaglie.

Frse facevano solo quello per cui erano stati addestrati. O, più semplicemente, pensavano che vincendo quella battaglia ci sarebbe stato un mondo migliore.
Un mondo migliore: é quello che sognavano tutti i soldati al fronte, tutti gli artiglieri e i fanti, i marinai e gli aviatori. Un mondo migliore che non hanno fatto in tempo a conoscere, e che forse non é mai esistito.

Questa sembra una bestemmia, ma ciò per cui combattevano, consapevoli o no, era una grande e assurda utopia. Forse, addirittura una bugia. Il mondo migliore era la crudele e affabile maschera dell'espansione commerciale, l'inizio della globalizzazione del capitale americano, che cominciava a stare stretto nei confini a stelle e strisce.

Pochi di loro sopravvssero, per vedere la grande illusione sbriciolarsi lentamente. I più restano sepolti sotto lapidi di venti centimetri per venti. Passeggiando fra quelle tombe, non si può respingere il nodo alla gola.

Condivido tutto l'odio di Roger Waters per la guerra. Per quanto rappresenti un fenomeno di svolta, e a volte di grande cambiamento e di slancio economico e sociale, trovo che sia un'assurdità senza tempo. Nessuna causa ha valore se deve essere sostenuta con la violenza.

When the Tigers broke free, un brano che Waters ha scritto per la colonna sonora di The Wall - The movie, un film diretto da Alan Parker sulla traccia del disco del 1978, brano che successivamente é stato inserito nella riedizione di The final cut, é un inno contro la guerra e ci riporta in Italia , ad Anzio, il giorno della battaglia.

Chiudo gli occhi, e mi ritrovo a Piazzale Loreto, qualche mese dopo quella battaglia. Numerosi corpi sono appesi a testa in giù, legati per le gambe, offesi e mutilati. Sono i reduci del deposto regime, fra i quali Benito Mussolini, il dittatore arrestato a Dongo, fucilato a Giulino di Mezzegra e portato a Milano per l'omaggio della folla inferocita e sollevata dall'oppressione.

E' il 25 aprile: soldati, partigiani e cittadini comuni festeggiano insieme (non senza aver risolto qualche bega personale nascondendola sotto la maschera della rivolta politica). Immagino il 25 aprile 1944 come un giorno caldo e pieno di sole, come tutti i giorni di festa. Passo fra la folla che scorre da Corso Buenos Aires, da Viale Monza, da Viale Lombardia per radunarsi intorno all'illustre cadavere. Fisso qualcuno negli occhi, osservo il sorriso di altri, provo a captare alcune frasi.

Ne afferro uno per il braccio, ha una giacca logora e una camicia spiegazzata a righe azzurre; porta il fazzoletto rosso al collo e mi guarda stupito, quasi scocciato per essere stato bloccato mentre vuole partecipare alla festa.

"Quale festa?" gli chiedo "una nazione che nasce da una violenza così brutale, per quanto giustificata da decenni di sottomissione, nasce con un peccato originale".
"Ci aspetta il futuro, ora tutto cambierà" mi risponde sorridendo, pieno di certezza. I giganti dell'anitfascismo Togliatti e De Gasperi a breve arringheranno le folle, raccontando nuove bugie e provocheranno nuove fratture. L'omino ha l'espressione frastornata ma sollevata di chi si sta risvegliando da un brutto sogno.
Lo guardo perplesso e scuoto la testa: vorrei parlargli della fine  di Falcone e Borsellino, di Tangentopoli, di Berlusconi, del collasso del Partito Comunista. Lui continua a guardarmi con gli occhi socchiusi di chi non capisce. Scuote leggermente la testa. Gli mollo il braccio, faccio spallucce e lo lascio correre verso il benzinaio di Piazzale Loreto.

Domani é il 25 aprile, e per l'ennesima volta le folle si riverseranno nelle vie e nelle piazze, e canteranno Bella Ciao, e sventoleranno bandiere rosse.
Che cosa si celebrerà domani? La fine di una dittatura? La liberazione dell'Europa dall'invasore tedesco? La fine della guerra?

O forse semplicemente si ricorderà la nascita di un'illusione che si é dissolta tristemente nel corso di quasi sette decenni?

Io domani penserò a quel soldato e ai suoi sogni. Lo ringrazierò e gli augurerò buon riposo.

venerdì 20 aprile 2012

Il sottile filo dell'utopia


Il Malawi é uno stato dell'Africa noto per avere uno dei laghi più belli del mondo. Come tutto il resto dell'Africa é caratterizzato da paesaggi naturali di incredibile bellezza.

Ma non é questo l'oggetto del post. L'oggetto del post é il fatto che nel Malawi, così come in molti altri Stati africani, i bambini muoiono ancora per una malattia che da noi viene ricordata quasi con tenerezza perché ci riporta all'infanzia: il morbillo.

Il morbillo, in Europa e nell'Occidente (con il termine occidente intendo quella parte della terra caratterizzata dal benessere diffuso: quindi l'Europa, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l'Australia e la Nuova Zelanda e alcuni dei Paesi Arabi) non esiste più, grazie alle vaccinazioni che hanno progressivamente ridotto il rischio contagio, per cui il virus non ha più potuto riprodursi e diffondersi.

Praticamente, quando un bambino ha circa un anno di età, lo si porta al consultorio e con una piccola puntura gli si garantisce l'immunità da questa malattia che - da semplicemente fastidiosa - può tramutarsi in mortale, come abbiamo scoperto leggendo le cronache internazionali recenti. Tendenzialmente é il Servizio Sanitario Nazionale (almeno nei Paesi dove lo Stato ancora si prende a cuore le vicende dei propri appartenenti) che ne garantisce la somministrazione.

Il problema é che il Malawi non ha sufficienti fondi per garantire alle famiglie questa elementare vaccinazione. Questione di bilancio.

E proprio di questo vi parlo: prendiamo i bilanci dei principali colossi farmaceutici multinazionali. Pfizer, Pharmacia, Bayer, Abbott. Ne cito quattro, tanto per intenderci. Poniamo di mettere un'imposta addizionale dello 0,05% sull'ebitda delle case farmaceutiche: l'ebitda (acronimo anglosassone che significa earnings before taxes, depreciations, amortizations, ossia profitti prima di tasse, svalutazioni e ammortamenti) indica la performance del business vero e proprio di una azienda; prima di interventi che possiamo definire di politica di bilancio, come accantonamenti e svalutazioni vari.

E' sempre difficile ragionare in termini generali, perché si rischia di cadere nella demagogia. Ma - visti i volumi d'affari e gli alti profitti di queste gigantesche multinazionali - sono certo che un'imposizione fiscale così mirata non scalfirebbe minimamente il risultato finale di queste corporations (che solo negli Stati Uniti spendono cifre incredibili per l'attività di lobby); al contrario permetterebbe di costituire un fondo che avrebbe la finalità di fornire medicinali a quei Paesi del Terzo Mondo che non hanno mezzi per provvedere alle campagne di immunizzazione della popolazione.

Per fare due conti, vi dico che Pfizer ha chiuso l'esercizio 2010 con un utile netto (dopo le imposte) di 2,89 miliardi di dollari. Significa che - se l'utopia divenisse regola - solo Pfizer parteciperebbe al fondo con una cifra di circa 145 milioni di dollari (e ho fatto i calcoli sull'utile netto e non sull'Ebitda).

Continuando a camminare sul sottile filo dell'utopia, potremmo pensare di estendere questo tipo di imposizione fiscale alle compagnie petrolifere e alle case automobilistiche, al fine di costituire un fondo da investire nello sviluppo delle energie rinnovabili. L'Ebitda 2011 di Exxon Mobil é di 89 milioni di dollari...

Capite cosa intendo? Non sto chiedendo di dimezzare i loro profitti, non sto parlando di espropri proletari. Basterebbe chiedere a questi giganti di lasciarci le briciole e salveremmo l'intero pianeta. Qui é questione non di miopia, ma di completa cecità!

E stanotte ho voglia di continuare con le idee irrealizzabili. Prendiamo tutti i beni superflui di cui ci circondiamo: I-phone, I-pad, Playstation, tablet e notebooks, bottiglie di champagne, auto di lusso, barche a vela, yacht e così via. Alziamo l'iva di un solo punto percentuale. Uno solo. Devolviamo il ricavato di questa rettifica fiscale a scopi umanitari, precedentemente definiti. Non si deprimerà certo il mercato se alzo di cinque euro il costo del nuovo I-pad, o di mille il costo di una barca a vela di medio valore: chi aveva in mente di comprare, comprerà comunque, no? Ma avremo finanziato un progetto importante, qualcosa che davvero ci farà sentire più importanti, molto più del telefono che abbiamo nella borsetta.

Cosa serve per realizzare questo progetto? Un gentlemen agreement fra capi di stato e CEO delle grandi imprese. Il passo più difficile, certo.

So - inoltre - che molti fra quelli che mi leggeranno staranno cavillando sulla difficoltà di trasferimento di questi eventuali fondi e alla trasparenza della gestione di queste ingenti somme. Ma forse é un alibi; forse basta cominciare ad organizzarsi, a muoversi, affrontando un problema per volta.

Non sarebbe bello poter pensare, per una volta, che la generosità l'abbia vinta?

mercoledì 18 aprile 2012

ZOOROPA



E' il 1990: gli U2 sono il gruppo rock più famoso del mondo. Hanno appena concluso un tour attraverso gli Stati Uniti, riscuotendo un successo planetario. Sono sulla cresta dell'onda da almeno 5 anni e potrebbero sedersi placidi sugli allori dei loro due dischi più recenti, The Joshua tree e Rattle and hum, un rutilante album live figlio della loro esperienza negli States, che ha influenzato le sonorità, depurandole dal caratteristico sound irlandese.

Eppure sono stanchi e svuotati, prossimi alla separazione e alla fine. Il successo, il viaggio attraverso la nazione a stelle estrisce e le sue contraddizioni e sollecitazioni, sembrano aver inaridito e isolato ciascun componente dagli altri tre.

Decidono, non senza una buona dose di fatalismo, di intraprendere una specie di viaggio finale alla scoperta di quello che sarà il loro destino: rinascita o conclusione di un percorso artistico e umano.

La loro meta é Berlino, per una serie di buone ragioni: Berlino é da poco stata riunificata, mostra già quelle che possono essere le prospettive di espansione e di rinnovamento che si dilateranno sotto differenti punti di vista, rimbombando e rianimando [forse] tutta l'Europa. E' una metropoli moderna dal sapore comunque antico e un po' cupo. Rappresenta benissimo quell'Europa che lotta fra crepuscolo autocelebrativo, di un passato sbriciolato negli anni, e aspirazioni di rinnovamento.

Scelgono gli studi Hansa Ton di Berlino, dove un paio di decenni prima David Bowie - nel pieno della fase glam del rock - aveva inciso alcuni brani.

Praticamente si rinchiudono in quegli studi, portandosi dietro poca Dublino e pochissimi Stati Uniti. Affiancati da due musicisti non convenzionali come Daniel Lanois e Brian Eno (che accetta di fare loro da produttore in cambio di una partecipazione ad un progetto a cui sta lavorando, che in seguito prenderà il nome di Passengers) iniziano a lavorare sodo, a riscoprirsi e ad esplorare nuove frontiere musicali.

Da quegli studi ne usciranno - comunque vada - inevitabilmente trasformati.

Un giornalista e scrittore, Bill Flanagan, si unisce a loro, per documentare questa fase fondamentale della loro vita. Vivono insieme, gomito a gomito, condividendo tutto, senza quasi mai staccarsi. Alla fine di quell'avventura Flanagan scriverà un libro intitolato U2 at the end of the World, un accurato e coinvolgente diario di quei giorni.

In quel periodo di tempo - come per miracolo o forse per la magia che contraddistingue tutti i veri artisti - riescono a produrre tanto di quel materiale da riempire oltre due dischi: Achtung Baby, in primo luogo, e Zooropa, affinato nel tour che porta lo stesso nome. E qualche altro brano che verrà poi buono per completare la colonna sonora (composta insieme a Daniel Lanois) di Million Dollar Hotel, un film che Mel Gibson realizzerà nel 2000, basato sulla sceneggiatura scritta dallo stesso Bono.

In questo blog si parla spesso di piccole rivoluzioni che rappresentano comunque una spinta verso il nuovo e verso il meglio: questo disco, Achtung Baby, può essere certamente inquadrato in questo contesto.

Confesso, da reazionario musicale quale sono, di aver accolto con estremo scetticismo questo album che mi sembrava più che altro voler strizzare l'occhio a nuove forme espressive e musicali, come disperato tentativo di non svanire nell'incapacità di replicare il proprio successo.

Tuttavia, dopo pochi ascolti questo disco mi ha conquistato, proprio per le ragioni che all'inizio mi ispiravano diffidenza.

Le atmosfere di Achtung Baby sono completamente diverse, rispetto a The Joshua Tree: unitamente all'introduzione dell'elettronica, la sessione ritmica, Adam Clayton e Larry Mullen Jr., si accaparra una buona fetta di scena creando un suono cupo, profondo e martellante, mentre la chitarra di The Edge, oltre a partecipare a creare questo scenario cupo e travagliato, si intreccia con la voce di Bono che - travagliata e sofferta - rappresenta ed esprime il dibattito interiore dell'uomo degli anni novanta, improvvisamente proiettato in questa nuova entità futuribile - chiamata Unione Europea, senza prima avere avuto il tempo di risolvere il rebus sulla propria identità, sul proprio passato e sul proprio ruolo.

E' quanto espresso per esempio da Acrobat, nella quale le acrobazie di cui al titolo sono riferite alla percezione da parte dell'uomo contemporaneo della propria fragilità e inadeguatezza rispetto al presente e alle proprie contraddizioni. In una Berlino che cinquant'anni prima aveva osannato il culto del Superuomo, ora l'uomo non riesce più a vedere la propria forza. Al contrario si percepisce solo e indifeso di fronte a tutto: persino di fronte all'amore, come si denota in Love is blindness (la mia preferita) e a Faraway (so close) in cui il concetto  di solitudine  e di incomunicabilità fra individui tocca l'apice.

Faraway (so close) é inclusa in Zooropa. Mi riesce comunque difficile separare Achtung Baby da Zooropa, in quanto - secondo me - rappresentano un tutt'uno sia dal punto di vista delle sonorità che da quello dei testi.

E' come se Bono - infuso dallo spirito del suo MacPhisto - fosse riuscito a sollevare il velo sul futuro del nostro Continente e a vedere in anticipo le delusioni che aspettavano l'individuo solitario che andava incontro all'illusione dell'unificazione europea.

Non per nulla, in The Fly, un uomo si rivolge dagli inferi al suo interlocutore sulla Terra spiegandogli ciò che ancora non riesce a vedere:

"Non é un segreto che le stelle cadano dal cielo
l'universo é esploso per colpa delle menzogne dell'uomo,
proprio così, io mi sto trasformando,
ma sono tante le cose che - potendo - vorrei riaggiustare"



E' evidente la metafora preveggente di un'Europa come uno Zoo pieno di persone vocianti e scomposte (come il groviglio di voci e suoni confusi che si sentono nel sottofondo dell'introduzione di Zooropa), che si accalcano alla ricerca del proprio benessere, destinate invece ad assistere alla crisi delle proprie aspettative.

Così, come noi ci dibattiamo nelle tristi vicende di un continente che unito sta solo sprofondando sotto i colpi delle crisi economiche a catena, il protagonista del disco che in Zoo Station si dichiarava pronto a prendere al volo quel treno che trasforma il futuro in passato, e ti lascia in piedi alla stazione con il viso schiacciato contro il vetro, alla fine del disco si ritrova ad ammettere che il buio sta calando sopra tutta la terra.

lunedì 16 aprile 2012

Lo specchio degli italiani



Riepiloghiamo un momento la situazione, perché qui gli eventi si susseguono, e non facciamo in tempo ad annotare un episodio di corruzione o di politica poco trasparente che subito ne arriva un altro. Ora persino Roberto Formigoni, Re Roberto IV il Vergine, è finito nella ragnatele delle inchieste giudiziarie per strane vacanze di gruppo e week end su uno yacht sospetto.
La Seconda Repubblica (nome altisonante e per la verità nemmeno troppo originale, ispirandosi alle 2eme République Française, dal 1848 al 1852) sorta dopo quella che si pensava fosse la tempesta purificatrice di Mani Pulite, ha cominciato a scricchiolare da subito, mostrando di non essere composta propriamente da vergini e da cavalieri senza macchia e senza paura.
Questo, in realtà, lo sospettavamo: non si capisce come potesse una classe politica riciclata da quella precedente (coinvolta nello scandalo di Tangentopoli) essere migliore. Soprattutto se si considera che quella classe politica veniva sì depurata da personaggi come Craxi e Forlani, ma integrata da gente come Berlusconi, Dell’Utri, Previti & Co.
Certo, i Partiti travolti dall’inchiesta del 1992 (e anni seguenti) erano stati sostituiti da altri, più o meno con le stesse ispirazioni, e soprattutto con le stesse aspirazioni: la gestione sfrontata ed utilitaristica del potere. Questi partiti avevano innanzitutto una facciata diversa: simboli, colori nuovi, addirittura inni.
Avevano inoltre una struttura e un’organizzazione apparentemente rinnovate: meno partito, più movimento. Infine avevano l’ipocrita facciata di organismi differenti, anzi, migliori di quelli che stavano sostituendo. Il vento del rinnovamento doveva incoraggiarci e rassicurarci.
A Milano, c’è un detto che recita "na lavada, na sugada e la par nanca aduperada": dicesi di una signora dal passato poco edificante che – grazie ad un’accurata operazione di rinnovamento dell’abbigliamento, della pettinatura e del maquillage - si trasforma in un’elegante e rispettabile dama. Possiamo adattare alla perfezione questo adagio per definire i partiti della Seconda Repubblica. 
Dietro ai nuovi simboli e alla profusione di colori, dietro ad un modo diverso di comunicare – meno convergenze parallele, meno linguaggio politichese, meno personaggi grigi e noiosi, più presenze ai talk show di costume e di politica da varietà -  abbiamo ritrovato quasi subito gli stessi logori e volgari comportamenti che avevano spappolato la credibilità della nostra povera Italia, dagli anni sessanta in poi.
Sorvolando rapidamente sul capitolo Berlusconi e sul suo manipolo di gente onesta – capitolo che occupa vent’anni di storia e una rosa di personaggi illimitata: da Dell’Utri e Previti, fino a Tarantini e Lavitola, per parlare di cose dei giorni nostri, e che oltretutto richiederebbe la gestione di un blog tutto per sé - in questi ultimi vent’anni abbiamo visto di tutto.
Il sospetto mi era venuto già nel giugno del 1994, quando lessi un articolo sul Corriere della Sera in cui si descriveva il cambio della guardia nei locali della Roma notturna, con una rinascita di via Veneto, frequentata adesso dai vari La Russa & sodali, ma anche da Veltroni e Casini, eccetera. Quell’articolo mi aveva perplesso: “Vuoi vedere – mi dissi – che questi usano la politica solo come attrezzo strategico per raggiungere quei privilegi che prima erano loro negati?” Cercate di perdonarmi, avevo solo 25 anni e credevo ancora nell’onestà di fondo dell’essere umano, persino di quello nato ed educato sul suolo italiano; ero – in un certo senso – migliore di adesso: la disillusione e il cinismo non facevano ancora parte del mio carattere.
Fatto sta che – nel tempo – ho visto accumularsi una serie di figuracce desolanti trasversali a qualsiasi schieramento politico e a qualsiasi ideologia di superficie. Figuracce per noi italiani, sia chiaro: noi li votiamo, da loro noi siamo rappresentati, noi - di fatto - avalliamo i loro comportamenti e perdoniamo le loro debolezze.
La bufera sulla Lega è solo storia recente; andando indietro nel tempo troviamo il caso Lusi, che si è portato via circa tredici milioni di euro, dalle casse della Margherita di Rutelli (che ora, ineffabile, affida ad una società di consulenza la verifica dei conti per certificare gli ammanchi); spostandoci ancora un po’ a sinistra c’è Filippo Penati – un pezzo grosso del Partito Democratico lombardo e nazionale – inquisito con l’accusa di aver instaurato un meccanismo perfetto di raccolta di mazzette dagli imprenditori che volevano vedersi assegnati gli appalti dal Comune di Sesto San Giovanni [Per chi non è della zona di Milano, dico solo che la zona di Sesto San Giovanni -  con le aree su cui sorgevano le acciaierie ora dismesse, tipo la Falck – rappresenta una delle casse di sviluppo urbanistico potenzialmente più importanti d’Italia]; per finire (e cito solo tre macro-casi, perché tanto la cronaca è sempre aggiornata)  con le curiose vicende dell’appartamento di Montecarlo, su cui il presidente della Camera non si è degnato di fare chiarezza e che è un po’ finito nel dimenticatoio, e – last but not least – dell’appartamento nel cuore di Roma intestato all’ex Ministro Scajola e pagato a sua insaputa da un imprenditore (non stiamo parlando della pizza al bar dell’angolo, stiamo parlando di un principesco appartamento nel centro di Roma, una delle città d’Italia in cui il mattone costa più caro).
Mi resta nella mente il commento di mia moglie a questa vicenda; premetto che mia moglie non segue quotidianamente le vicende della politica, ma una sera mentre il Telegiornale stava trasmettendo le immagini di Scajola che proclamava la propria estraneità a questo evidente caso di corruzione, mi chiese informazioni in merito; le spiegai con poche frasi che quello era un ex Ministro e che – a suo dire – qualcuno aveva pagato al posto suo, senza che lui lo sapesse, l’appartamento in centro a Roma dove lui aveva gli uffici. Dopo quella breve spiegazione, lei mi chiese, seria: “E noi facciamo ancora parlare al Telegiornale uno che ha l'impudenza di sostenere queste cose?”
Credo che la situazione italiana sia tutta in questa domanda di mia moglie: fintanto che accetteremo che in Parlamento siedano personaggi con questa credibilità nulla non potremo pretendere niente. Fintanto che non si tireranno pomodori a chi cerca di farci digerire queste pagliacciate, saremo corresponsabili.
Noi ci specchiamo in questo Parlamento: esso non è altro che un campione statistico della popolazione. Non è – come a molti fa comodo pensare – un serraglio di bestie rare e feroci. E’ semplicemente la proiezione dell’elettorato.
Ecco perché ci troviamo di fronte ad un problema di difficile soluzione. Finché l’elettorato avrà il vizio dell’arricchimento facile, della scorciatoia, della raccomandazione, del privilegio, dell’abuso, non avremo altri rappresentanti che questi. Perché questo é quello che ci meritiamo.

giovedì 12 aprile 2012

Circolo chiuso



Episodi sparsi, sulla terra benedetta dal Signore: Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, dal pulpito della Basilica di San Pietro spiega che non ordinerà mai una donna sacerdote, perché – dice – non ha ricevuto l’autorizzazione dal Signore; Antonio Reig Pià, il Vescovo spagnolo di Alcalà, durante una predica ha promesso l’inferno ai gay, definendoli pervertiti che si prostituiscono e compiono atti di pedofilia;  la Beatificazione di Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.

Segnali di reazione, conservatori al potere.

E’ normale che la Chiesa Cattolica sia un’istituzione conservatrice, mi stupirebbe e disorienterebbe se essa incoraggiasse il cambiamento rapido; l’evoluzione, qualsiasi evoluzione, è frutto della contrapposizione di due forze: una conservatrice e una progressista; inevitabilmente la Chiesa deve recitare il primo ruolo. Tuttavia mi sembra che attualmente l’integralismo di questo Papa si scontri con la legittima necessità di adeguare ai tempi moderni gli schemi e i comportamenti (ormai superati) nati in epoche successive alla divulgazione del messaggio del Vangelo. Non può, Ratzinger, sostenere che l’autorizzazione ad ordinare donne-sacerdote deve venirgli dal Signore Dio, perché in questo modo irride l’intelligenza di quella parte del popolo cattolico non bigotto, dotato di spirito critico, che crede in Dio per fede e convinzione e non per paura, superstizione e ignoranza. Non mi aspetto certo che il cielo si squarci in due, per permettere a Dio di autorizzare espressamente Padre Joseph ad ordinare una donna. Non ce ne dovrebbe essere la necessità, non essendo mai stato espresso il divieto in precedenza. Così come non é mai stato un anatema a danno dei gay, da parte di Nostro Signore Gesù Cristo.

Superstizione e ignoranza: ottimi strumenti, nei tempi passati, per diffondere il senso di colpa e il timore della punizione purificatrice. La paura per difendere il potere. Riti plateali, formule pronunciate in una lingua tanto arcaica quanto oscura. Colori, fumi, abiti sfarzosi, scettri, copricapi. E’ la liturgia. Alcuni attribuiscono alla liturgia lo scopo evocativo del momento per rappresentare, tramite simboli, i vari momenti della vita del credente. Allo stesso tempo, la liturgia serve a colpire l’immaginazione del fedele più ottuso e non istruito, e quindi più influenzabile, al fine di suggestionarlo e – quindi – anche di spaventarlo e renderlo quindi manovrabile. Un vecchio trucco che funziona ancora.

Nel 2012 sarebbe bene che la Chiesa accantonasse questi illusionismi da stregone e cominciasse a rendersi conto che il mondo é cambiato e con esso anche la concezione dell'essere umano. La discriminazione di carattere sessuale é quanto di più disgustoso soprattutto se esercitata dal massimo ente spirituale del mondo. Quella Chiesa che dovrebbe professare l'accettazione dell'individuo, l'accoglienza, l'integrazione, il rispetto delle differenze; e che invece si ostina a vedere gay e donne, dove invece ci sono solo individui che vogliono dare un proprio contributo per il miglioramento delle condizioni della vita. Proprie e magari anche del prossimo.

Oltretutto, non é accettabile che un Vescovo demonizzi gli omosessuali, bollandoli con generalizzazioni estreme come pedofili e dediti alla prostituzione. Significa non avere il minimo contatto con la realtà. Significa non conoscere la differenza che c'é fra individui che provano attrazione per persone dello stesso sesso e molestatori di bambini! E' una generalizzazione davvero grossolana, per un alto prelato di una grande Nazione cattolica. La Chiesa dovrebbe cominciare ad alzare lo sguardo, smettendo di fissare la patta degli individui, per guardare alle loro reali necessità, spirituali e materiali.

Si potrebbe chiedere, ora: che cosa c'entra Don Giussani in tutto ciò?

Don Giussani é il fondatore di CL, Comunione e Liberazione: la più potente e meglio organizzata struttura giovanile e politica dei cattolici. Ho studiato Economia e Commercio presso l'Università Cattolica di Milano, la più grande fabbrica di Ciellini del mondo intero. La loro casa.

C'era un'aula, la Sant'Agostino (a proposito, narrano che Sant'Agostino praticasse la sodomia, ironia della sorte) - un elegante anfiteatro con scranni in legno e una grossa lavagna in pesante ardesia a piani scorrevoli, oltre ad una vetrata a semicerchio alle spalle a dare luce all'ambiente - dove si tenevano le lezioni di microeconomia. La mattina arrivavo presto, mi rileggevo gli appunti, guardavo qualche ragazza che passava. La porta dell'Aula Sant'Agostino mi sembrava sempre chiusa fino all'arrivo del prof. Grazioli. Un giorno mi accorsi che dentro c'era già gente e scostai una delle porte per entrare e accomodarmi in una delle prime file. Dentro era pieno di ragazzi, sembrava che pregassero. Pur non essendo un invasato religioso, la cosa non mi dispiaceva: dopotutto i miei genitori mi avevano cresciuto ed educato al culto cristiano, per cui entrai per unirmi a quella preghiera. Un ragazzo, vestito semplice, jeans e maglione lungo, mi sbarrò la strada e mi chese senza troppi preamboli: "Tu sei dei nostri?" Ai tempi ero molto timido e invece di ridergli in faccia balbettai qualcosa come "No. Non so". Lui mi incalzò "Insomma, sei di CL?" Io gli dissi che no, non ero di CL, al che lui mi intimò con un tono di chiusura definitiva "Allora tu non puoi entrare" e mi accompagnò fuori.

Tu non puoi entrare.

Da lì capii molte cose, forse troppe per un episodio così banale.  Le strade del Signore sono infinite, ma quella dei cattolici é una sola; o sei come loro, oppure non puoi entrare.

Una specie di circolo chiuso, per accedere al quale devi essere assolutamente corrispondente alle regole dell'uniformazione. La diversità di qualsiasi specie, anziché costituire un elemento di arricchimento, viene guardata con disprezzo; nessuna integrazione, nessuna accettazione.

Da quel giorno ho cominciato ad osservare con curiosità i cattolici scoprendo in essi una specie di compiacimento nel ritrovarsi fra giusti, all'interno di quel circolo chiuso, così rassicurante e raccolto. Guardavo i loro sorrisi, le loro strette di mano, le loro parole sussurrate, i gesti e gli sguardi e mi sembrava di sentire qualcosa come "Noi siamo i giusti, chi é fuori é sbagliato".

Ho il sospetto che questi cattolici siano più che altro una specie di massoneria di Dio. Una sorta di congregazione palese tenuta insieme da solidi principi condivisi e manovrata ad arte per il solito scopo: denaro e potere (non é una novità, lo so). Ed ogni contatto con realtà differenti viene visto come una minaccia perché rischia di indebolire proprio quelle convinzioni che tenono uniti i vari membri della massoneria di Dio. Un minimo dubbio sarebbe letale: ecco perché occorre serrare il cerchio, minacciando se é il caso anche le fiamme dell'inferno.

E lo fanno proprio adesso, in un momento storico e di malessere sociale, nel quale le spiegazioni, le parole, i ragionamenti lucidi, gli approcci elastici e moderni sarebbero una manna: senza che questo scardini e snaturi i principi di quella religione. Il popolo non ha più bisogno di dogmi e minacce, ha bisogno di spiegazioni, di idee. Il paesello si é allargato, e la gente del borgo ha altri modelli e confronti oltre a quelli imposti dal Vescovo. Non che quelli cattolici debbano per forza essere sbagliati o peggiori di altri. Dico solo che non é più il momento delle imposizioni, non é più il momento delle separazioni fra giusti e sbagliati.

Il Vangelo ha sempre aperto le braccia a tutti, perché Don Antonio Reig Pià non se ne é accorto?

giovedì 5 aprile 2012

Oscurantismo o rincoglionimento?


Benedetto XIV ha definito drammatica la situazione attuale della Chiesa. In occasione [lo si legge sul sito del Corriere della Sera] della messa crismatica del Giovedì Santo, un giorno importante per il mondo cattolico in quanto si ricorda l’istituzione dell’Eucarestia, fondamento di tutta la religione Cristiana, ha commentato le ultime vicende che hanno scosso il Vaticano.
In particolare, Joseph Ratzinger si è dedicato a commentare la situazione austriaca dove un folto gruppo di sacerdoti sta invocando l’ordinazione a sacerdote anche per le donne. E questo, il buon Joseph non può tollerarlo. Non sia mai che un essere di sesso femminile celebri messa e predichi.
Forse per l’agitazione si è lasciato scappare quella che secondo me è una bestialità, quantomeno un’incongruenza (non me ne vogliano tutti i cattolici che credono all’infallibilità del Papa in materia di Religione), affermando:
“la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore”
Pur premettendo che con il Signore di cui parla il Papa tedesco non ho mai avuto un colloquio esaustivo, posso dire di conoscere con sufficiente profondità il Vangelo di Gesù Cristo, per essere cresciuto in una famiglia dai sani valori cristiani. Dato che la religione cattolica si fonda su quell’unico testo, che viene appunto definito Parola di Dio, resto perplesso a leggere le parole di Benedetto XVI: vorrei capire in quale dei quattro Vangeli il fondatore della religione cristiana, nonché ideologo di essa (Gesù Cristo di Nazareth, insomma) autorizzi ad ordinare sacerdote solo i maschi, lasciando alle femmine ruoli marginali e – tutto sommato - servili.
Il fatto che i discepoli fossero tutti maschi é frutto di circostanze culturali dell’epoca (nella Palestina di duemila anni fa non credo che la donna fosse molto considerata). Oltretutto il Vangelo riserva ruoli importanti alla donna; la Madonna educa e cresce Gesù come una brava mamma, ma non solo: lo consiglia, lo esorta e lo guida, anche quando è già il predicatore dei miracoli. Sotto la Croce ad accompagnarlo fino alla morte ci sono tre donne. Le prime a vedere il Cristo risorto sono due donne. Durante la via che lo conduce al Monte Calvario si rivolge alle madri. Eppure il buon Joseph tende a sottovalutare tutto ciò.
Se poi andiamo a guardare l’episodio che si vuole identificare come la missione sacerdotale, quello in cui Gesù invia i discepoli per il mondo a predicare il suo Vangelo, non troviamo vincoli e discriminazioni di carattere sessuale. Per quanto ancora la Chiesa dovrà temere il sesso femminile?
Non sono uno studioso di scritture sacre. Ma proseguendo a sfogliare il Vangelo, non riesco a trovare il capitolo in cui il Signore autorizza il Papa alla violenza: ciononostante la Chiesa si è resa protagonista di secoli di conversioni coatte, di roghi purificatori, di incarcerazioni degli eretici.
Il Vangelo parla di umiltà e povertà: ma da sempre i Papi hanno ostentato ricchezze e comportamenti da Sovrani.
Il Vangelo parla di perdono, il Vangelo è amore, il Vangelo é eguaglianza. Non è il paravento dietro cui opporsi al rinnovamento, o la spada per separare i maschi dalle femmine, lo scettro per imporre la sottomissione e mantenere il potere. Il medioevo è finito: Ratzinger non può continuare a mantenere il suo popolo nell’oscurità e ignorare il contributo positivo che la donna porterebbe nel polveroso mondo della Chiesa.

Föra da i ball!!


Il clamore e lo stupore che hanno seguito la diffusione delle notizie riguardo all'indagine sul tesoriere della Lega Nord, Belsito, mi hanno sorpreso profondamente.
Non capisco se il clamore sia dettato dalla meraviglia di constatare che anche il partito che si autoproclamava duro e puro sia ora invischiato pesantemente in un brutto scandalo tipicamente italiano, fatto di distrazione di soldi pubblici e mazzette; o se sia il semplice compiacimento - di tutti quelli che non hanno mai amato Umberto Bossi  & Co. – nel constatare che anche l’Esercito di Pontida ha una serie pesante di scheletri nell’armadio.
Quest’ultima opzione è poco consolatoria, meschina e autolesionista, in quanto i malanni della Lega ricadono su tutti noi, in quanto la ristrutturazione della casa della famiglia Bossi (e chissà cos'altro) l’abbiamo finanziata noi.
Se invece fosse davvero stupore, significherebbe che viviamo in un Paese di ingenui o di sciocchi. La Lega va vista ed interpretata in tutta la sua totalità, come un fenomeno assolutamente negativo. E’ un movimento razzista, violento e orientato all’opportunismo politico, come ogni movimento populista che si rispetti.
A livello politico, la Lega ci ha lasciato un decennio abbondante di sostegno connivente e attivo al Governo Berlusconi. Una riforma federalista fumosa, confusa e – di fatto - inconsistente. Una legge sui respingimenti dei profughi, che ha causato la morte di centinaia di disperati fuggiti dalla Libia in guerra, e qui rimandati per essere massacrati (cosa che ci ha anche fatto meritare una sanzione dall’Unione Europea). Una legge elettorale definita porcata dal suo stesso ideatore: progettata per compiacere l’alleato e garantirsi un premio di maggioranza necessario a blindare il Parlamento; una legge elettorale che impedisce di esprimere una preferenza individuale sulla scheda elettorale.
A livello di costume – per dirla così - la Lega ci ha lasciato una serie di perle indimenticabili: dal “fӧra dai ball!” a proposito degli immigrati clandestini, al gesto dell’ombrello e del dito medio sciorinati in numerosi comizi, alle pernacchie in risposta alle domande sulla tenuta del Governo; per non parlare del rito del battesimo nel Po e dell’invenzione della Padania dalle origini celtiche (la Padania non ha riscontro né storico né geografico, se non nella testa vuota di certi leader in camicia verde); e ancora le minacce di secessione e di rivoluzioni a colpi di fucili e mitragliatrici e proiettili con i nomi di magistrati e politici; per finire con lo storico slogan “Roma Ladrona!
Roma Ladrona che rispecchia l’ipocrisia dei leader di questo movimento; ipocrisia che fa il paio con l’ottusità della base che per troppi anni si è bevuta le idiozie del Senatur. La Lega è l’espressione della parte più ottusa ed ignorante dell’elettorato italiano. I politologi che hanno cercato di trovare dei lati positivi o degli spunti interessanti hanno dovuto fare dell’equilibrismo surrettizio.
Umberto Bossi e la sua banda da un lato inneggiavano alla secessione da Roma, ma da Roma non se ne sono mai andati; stanno godendo dei privilegi offerti da quella Repubblica nel cui piatto sputano quotidianamente. Denunciano il malcostume degli altri partiti e di nascosto arraffano dove possono, sia a livello nazionale, che a livello locale (il caso Boni – in Regione Lombardia – è in via di esplorazione).
A questo punto dovremmo essere noi tutti a dire fӧra dai ball. Uno dei primi passi che l’Italia deve compiere per diventare un Paese normale è di rendere fuorilegge un partito che dichiara apertamente di voler distruggere lo Stato com’è attualmente concepito dalla Costituzione Italiana: l’Art. 5 dichiara l’Italia una e indivisibile. Il fatto che lo stesso articolo promuova le autonomie locali e il decentramento amministrativo, non significa assolutamente che concepisca la secessione. Se l’apologia di fascismo è un reato in virtù di una disposizione transitoria della Costituzione, a maggior ragione un comportamento contrario ad un articolo della stessa andrebbe vietato e sanzionato.
E’ ancor più assurdo che esponenti del partito secessionista siano stati Ministri dello stesso Stato da cui dichiaravano di volersi separare anche con metodi violenti, se necessario. Qui sta l’ipocrisia e l’incoerenza della Lega Nord. Si sono sempre professati diversi, ma qui di diverso non c’è nessuno: non il PD con tutte le luci ed ombre, certo non il Popolo della Libertà. E di sicuro nemmeno questa rozza banda di cafoni vestiti di verde.
Mi viene in mente l’inizio di Tangentopoli e il drammatico discorso di Bettino Craxi, quando in Parlamento guardò tutti negli occhi e di fatto chiese “chi di noi è pulito?”: mi chiedo dove stessero guardando i deputati della Lega.

martedì 3 aprile 2012

LA DITTATURA PARLAMENTARE

(ovvero, come un ideale elevato può generare un mostro)

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »
[Costituzione della Repubblica Italiana Art. 1 ]
Leggete bene il primo articolo della nostra Carta Costituzionale e scoprite quante incongruenze ci sono fra questo enunciato gonfio sì di  retorica, ma anche di intenzioni e di prospettive di altissimo livello.
L’Italia non è una Repubblica: a dispetto del referendum del 2 giugno 1946, essa resta una Monarchia, con la sua bella Famiglia Reale (gli Agnelli) e i suoi Baroni, Duchi, Conti e Marchesi, che mantengono i propri titoli, possedimenti e privilegi.
Sicuramente non è più democratica, se mai c’è stato un giorno in cui essa lo sia stata. Caduto il regime totalitario del Fascismo, le Forze Alleate ci hanno consegnato alla dittatura bianca della Democrazia Cristiana che ha giocato tutte le carte in proprio possesso per mantenere il potere: influenza della Chiesa, stragi di Stato, finti brigatismi rossi e neri, voto clientelare, accordi segreti con la mafia, infiltrazioni dei servizi segreti e della CIA.
Estintasi per consunzione la DC siamo finiti nelle mani di un massone, membro affiliato della P2, della quale ha cercato di attuare gli obiettivi mascherandoli come programma di Governo: controllo dei principali mezzi di informazione, sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, abolizione dei titoli di studio così come sono tutt’ora concepiti (l’azione della Gelmini tesa a smantellare le Università sembrava finalizzata proprio a questo scopo, a pensarci bene), frantumazione dell’unità sindacale, collocamento di uomini di fiducia all’interno delle aziende strategiche, affiliazione mediante elargizione di somme di denaro di personaggi politici strategici al fine di garantirsi la presenza nei ruoli nevralgici del potere. Eccetera, eccetera, eccetera.
Infine, ora che il massone é collassato soffocato dal bunga bunga, dal rincoglionimento dovuto all’età che avanza e dalle sue alleanze mercenarie, l’Italia è stata raccolta da un uomo di indubbie qualità tecniche, sorretto da una maggioranza coatta, cooptata dal Presidente della Repubblica nell’estremo tentativo di salvare il salvabile. Così è nato un Governo rispettabile, estremamente orientato alle esigenze delle classi più elevate ed insensibile alle esigenze di quelle meno abbienti; un Governo invocato dall’aristocrazia finanziaria e industriale, sorretto da un Parlamento eletto con una legge assurda, aggrappato ai propri privilegi e costretto a votare la fiducia, pena la perdita di popolarità presso l’elettorato.
E qui sta il nocciolo della questione: la sovranità, con questa legge, non spetta più al popolo. Che il porcellum vada cambiato lo sanno tutti e lo ammettono tutti, parlamentari compresi. Ma nessuno fra chi ha il potere per cambiarlo, si adopererà per modificare questa legge. Il porcellum, ottima definizione sia per la legge elettorale che per il deputato leghista che l’ha ideata, è un nodo scorsoio vero e proprio.
Essa infatti garantisce un premio di maggioranza sproporzionato. Inoltre toglie agli elettori la possibilità di esprimere una preferenza. Di fatto nell’urna l’elettore si limita a ratificare la scelta del partito che sceglierà di votare. Quindi, chi siede oggi in Parlamento ed ha la maggioranza per modificare la legge, non ha alcun interesse a modificarla, perché perderebbe la garanzia della maggioranza, e la possibilità di essere rieletto. Con tanti saluti alla sovranità che dovrebbe spettare al popolo.
 Di conseguenza qualsiasi ulteriore riforma [tipo: riduzione consistente delle indennità, riduzione dei privilegi, dei benefit, delle auto blu, introduzione del ticket restaurant in sostituzione del ristorante di Montecitorio; ineleggibilità di diritto dei candidati su cui è stata emessa una sentenza penale anche solo di primo grado, applicazione di diritto della non cumulabilità delle cariche pubbliche, ecc. ecc.] che renda più economico e democratico il carrozzone parlamentare non verrà mai affrontata con la dovuta serietà. E andremo avanti con piccole manovre demagogiche e infruttuose.
Le guarentigie che esprimevano le garanzie a tutela dei deputati (che poi si riducevano essenzialmente alla necessità per un Magistrato dell’autorizzazione del Parlamento per poter procedere penalmente contro un Deputato e ad una retribuzione elevata al fine di permettere a tutti i cittadini di poter rinunciare al proprio lavoro per dedicarsi alla vita politica del Paese) erano state studiate per proteggere la libertà di ogni deputato. Esse, con il tempo e con qualche legge ad hoc, si sono trasformate in privilegi a vantaggio di un’oligarchia cristallizzata nel tempo.
Il prossimo Parlamento non sarà migliore di questo. Prepariamoci.